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Giri viziosi

di Lombo1964 (28/02/2010 - 09:47)

La visione della città e della viabilità dalla bicicletta è   diverso sotto molti punti di vista. L’affrontare passi, sottopassi, cavalcavia e rotatorie mette in evidenza il degrado a cui sono sottoposte, e che a loro portano, queste vere e proprie barriere artificiali. Il sottopasso di via Pedena è uno di questi: l’aspetto, per chi capitasse per la prima volta qui, non è dei più rassicuranti, mi è perfino capitato di trovarvi un’auto, entrata chissà come, con uno che si era perso! Da un lato all’altro del sottopasso, due zone completamente diverse, proprio come quando si imbocca una galleria o si scavalca un passo alpino. Si lascia la poca campagna rimasta attorno a Ponte Alto e i primi condomini di periferia, dall’altro si entra progressivamente nella zona residenziale della Madonnina.

Anche valicare un cavalcavia porta spesso ad un completo cambio ambientale: un cavalcavia, a Campogalliano,    vede da un lato una zona residenziale e sportiva e dall’altro la dogana. Ai Tre Olmi il cambiamento è veramente drastico, dall’ambiente di campagna a quello di capannoni industriali e artigianali, modifica peraltro avvenuta in poco tempo. I cavalcavia e le strade dividono a tal punto gli ambienti da ripercuotersi perfino su biodiversità ed evoluzione delle specie. Queste barriere artificiali dunque si comportano  in modo analogo ai crinali montuosi, che fungono da spartiacque fra zone climatiche e ambientali completamente diverse. Per la città questo ha inevitabilmente anche conseguenze sociali, di degrado e di vivibilità.

Quanti passi, sottopassi, cavalcavie e rotatorie esistono a Modena? Difficile saperlo, ma sono tanti e il loro dislivello, con sbalzo di quota complessivo forse prossimi ai passi dolomitici, non manca di creare problemi in occasione delle nevicate. Ma un’altra cosa ho scoperto grazie al semplice ma tutto sommato sufficientemente preciso contachilometri della mia bici: queste montagne artificiali creano lunghi giri viziosi. Mi spiego meglio: da casa all’Università, in linea d’aria, ho una distanza di circa 10 km; in bicicletta il percorso, attraverso il centro storico, è di 13 km. Ebbene, in auto, via tangenziale, il percorso si allunga a 15.5 km, ben 2.5 km in più. Ovvio che non è pensabile far transitare le auto in centro storico, anzi andrebbe creata a mio avviso una vera isola completamente pedonale. Ma c’è un’altra sorpresa: al rientro, a causa di giri viziosi fra rotatorie, svincoli e sensi unici il percorso diventa di quasi 17 km, 1.5 km in più che comportano 0,3 kg circa di anidride carbonica. In un anno questo giro vizioso implica dunque circa 300 km in più con l’emissione di 60 kg di gas serra ed un costo di circa 25 euro. Per dieci anni, dieci volte tanto. E per il numero di auto in circolazione, lascio a voi fare i conti.

Che fare dunque? Non è certo pensabile far transitare le auto in centro città, ma nemmeno possiamo illuderci di risolvere i problemi con nuove strade, svincoli, rotatorie, barriere antirumore,   assi attrezzati, gronde, passi e sottopassi che non risolvono il problema traffico ma  semplicemente, lo spostano e lo allungano. Occorre pensare ad una mobilità diversa: da un lato, muoversi deve essere una scelta e non un obbligo e dall’altro  mezzi pubblici e mobilità dolce dovrebbero essere la priorità. A proposito di bicicletta, deve essere vista non solo come passatempo festivo ma anche come reale alternativa all’auto.

 

(cortesemente pubblicato da La Gazzetta di Modena, domenica 21 febbraio 2010)

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Il punto, noi, a capo

di Lombo1964 (10/02/2010 - 16:21)


Intervento alle serate di approfondimento su temi ambientali organizzate dal

Comune di Casalgrande

in collaborazione con ASPO Italia – www.aspoitalia.net

Venerdì 22 gennaio – lunedì 22 febbraio 2010

Teatro Fabrizio de Andrè – Casalgrande (RE)

 

è disponibile la relazione del mio intervento dal titolo:

 

IL CLIMA E QUANTO PESA IL NOSTRO STILE DI VITA SUL PIANETA  

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Oltre Copenhagen

di Lombo1964 (12/01/2010 - 20:20)


E' passato quasi un mese dalla chiusura dei lavori della COP 15 di Copenhagen. Il vertice si è concluso con un accordo indubbiamente inferiore alle aspettative, ma a ben guardarci la conferenza di Copenhagen ha mostrato tanti volti e anche sengi di speranza. tutti o quasi, almeno in Italia, danno la "colpa" del mancato accordo alla Cina. In realtà non è così, o non è solo così, i fatti sono assai più complessi delle notizie e, per quanto mi riguarda, del punto di vista. Sto lentamente riordinando le idee e il tanto materiale.
Nel breve video che trovate in questa pagina ci sono  alcune immagini del variegato mondo che frequentava il "BellaCenter": date uno sguardo ai giovani e al loro canto natalizio di speranza.
In anteprima anche un articolo che esce sul numero di Dicembre di Eubios, la rivista di ANIT Associazione Nazionale isolamento Termoacustico.
Qui trovate una descrizione più completa di alcune cose avvenute in quei giorni e a cui ho assistito, ed in particolare la cronaca del Side Event organizzato dalla Germania  " BDI – business for climate " - dove è stato presentato un ambizioso piano di riduzione delle emissioni, sostenuto e fortemente voluto dalla BDI, una sorta di Confindustria tedesca. A differenza del nostro paese, gli industriali sostengono fortemente non solo Kyoto ma anche ben più del "20 20 20 2020".

Scarica l'articolo
Oltre Copenhagen: delusione, speranze e prospettive dopo la COP 15


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Interviste a C6.tv da hopenhagen

di Lombo1964 (19/12/2009 - 00:20)

due interviste, andate in onda giovedì pomeriggio so www.c6.tv da Copenhagen, che è sempre più Hopenhagen, un punto di partenza e non di arrivo


Copenaghen. "Qui si sta metteno in discussione un modello di sviluppo, cambiarlo rappresenta una rivoluzione. Spero che questa avvenga perché l'abbiamo voluta e non solo perché siamo stati costretti dagli eventi." Luca Lombroso, metereologo. Servizio di Claudia Bellante.


Copenaghen. A poche ore dalla conclusione del vertice abbiamo incontrato Luca Lombroso, metereologo, per farci raccontare gli importanti e significativi eventi a cui ha partecipato in questi giorni. Dalle sue parole, le previsioni sulla conclusione della conferenza, non sembrano così negative. Servizio di Claudia Bellante

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Consiglio Comunale a Carpi sui cambiamenti climatici

di Lombo1964 (05/12/2009 - 18:51)

Intervento al CONSIGLIO COMUNALE DI CARPI convocato in seduta aperta giovedì 3 dicembre 2009 alle ore 20.30 nella Sala consiliare di Palazzo Scacchetti, corso A. Pio 91, in vista della Conferenza delle Nazioni Unite sul clima che si terrà a Copenaghen dal 7 al 18 dicembre 2009

 

Tutela dell’ambiente e cambiamenti climatici

 

Ill.mo sig. Sindaco,

Signor Presidente del Consiglio Comunale,

Assessori, Consiglieri,

Signore e Signori,

 


E’ per me un onore e un piacere intervenire in questo Consiglio Comunale aperto della Città di Carpi sulla Tutela dell’Ambiente e Cambiamenti Climatici in occasione dell’imminente apertura della “COP15”, 15° Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, che si terrà a Copenhagen dal 7 al 18 dicembre prossimi. “Parti” indica le Nazioni che hanno sottoscritto, il 12 giugno 1992 alla Conferenza delle Nazioni Unite sull'Ambiente e lo Sviluppo tenutasi a Rio de Janeiro, la “Convenzione Quadro sui Cambiamenti climatici, nota come UNFCC. Scopo della Convenzione, sottoscritta da 152 Stati inclusi Stati uniti, Cina, india e Russia, è “raggiungere la stabilizzazione delle concentrazioni dei gas serra in atmosfera a un livello abbastanza basso per prevenire interferenze antropogeniche dannose per il sistema climatico”. Proprio oggi, peraltro, ricorre il 25° anniversario dell’incidente ambientale di Bhopal, in India, dove il 2-3 dicembre 1984 la fuoruscita di 40 tonnellate di isocianato di metile (MIC), prodotto dalla multinazionale Union Carbide in uno stabilimento di produzione di pesticidi, causò la morte di migliaia di persone e intossicò centinaia di migliaia di persone, con danni che ancora oggi si ripercuotono sull’ambiente e sulle popolazioni locali.  

La “crisi ambientale”, e quella climatica in particolare, è una delle grandi “sfide del futuro”, insieme alla “crisi delle risorse e dell’energia”, crisi forse meno note ma non meno importanti della crisi economica, di cui del resto sono parziali responsabili. Il problema climatico, tengo a dirlo, è anzitutto un problema scientifico, il clima infatti è una “macchina” assai complessa, di cui molto conosciamo, pur fra alcuni aspetti da approfondire o meglio capire. Le decisioni però sono importanti anche e ancor più di fronte al dubbio: anche prima di Bhopal, o prima di scoprire il buco dell’ozono coi satelliti, alcuni misero in guardia l’impresa, o il mondo, dei rischi che si correva. In ogni caso, tanto conosciamo e soprattutto tanto possiamo fare, e  decidere, basandoci sulle conoscenze scientifiche attuali: non conosciamo certo tutto della medicina o dell’astrofisica, ciò non toglie che siamo in grado oggi di curare molte malattie o di spedire navicelle spaziali su altri pianeti, tanto per citare due campi. La scelta della soluzione, invece, al problema climatico è politica.

Su science del 9 febbraio 2007 si legge

Scienziati ai politici: stiamo scaldando il mondo! - gli scienziati ai politici: stiamo scaldando il mondo. L’avevano detto da tempo, ma ora i climatologi lo dicono con passione e sentimento: il mondo si sta scaldando e non è un fatto naturale, siamo noi. E se non facciamo niente sarà tutto molto peggio

 

....continua...scarica la relazione completa.....

A Copenhagen si deciderà, è il caso di dirlo, il nostro futuro: il 2050 non è poi così lontano, e perfino
il 2100: un mondo futuro che sarà senz’altro molto diverso da oggi, ma quanto diverso e se migliore o
peggiore di oggi dipende da noi e dalle nostre scelte.


A noi oggi la scelta
in futuro ai giovani e alle nuove generazioni giudicarla.


scarica la relazione completa


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