Maggio 2009

DLMM GVS
1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30
31

Tag

Ultimi commenti

Ultimi post

Diffondi i contenuti

Condividi i contenuti

De.licio.us
Tag filiera
Pagine:

Alberi, clima globale e clima urbano per un futuro diverso e migliore del presente

di Lombo1964 (19/05/2009 - 16:28)


Ecco il riassinto del mio intervento al Convegno
La biocompensazione in ambiente urbano
Parma 16 maggio 2009:




I cambiamenti climatici sono ormai un piatto servito, servito caldo ovunque, nei poli dove il ritiro dei ghiacci artici è un fatto e negli oceani, dove l’innalzamento del livello del mare e l’aumento delle temperature marine mettono a rischio gli atolli tropicali come le isole polari, oltre a rendere più distruttivi gli uragani. Il riscaldamento è evidente nelle aree montane e alpine, evidenziato dal ritiro dei ghiacciai e dagli inverni miti, compreso l’ultimo inverno che qualcuno ritiene “d’altri tempi” ma che non è stato affatto freddo ma solo nevoso, fin troppo nevoso oltre che piovoso come evidenziato dai dati record di precipitazioni. Il riscaldamento è naturalmente evidente anche nelle città, in modo del tutto analogo a quel che si riscontra sulle più isolate montagne come ho avuto modo di riscontrare nel mio libro “L’Osservatorio di Modena: 180 anni di misure meteoclimatiche”: negli ultimi 50 anni l’aumento delle temperature è del tutto simile a quello riscontrato sulla vetta del Monte Cimone.
Cambiamenti climatici che dunque sono un fatto e una realtà, anche in aprile, risultato il 5° più caldo da quando esistono misure, ed è molto probabile che la causa sia nelle attività umane: attendere di avere la “certezza” sarebbe troppo tardi:

Quando un problema diventa ovvio per tutti spesso vuol dire che è troppo tardi per evitarlo.

(Donella H. Meadows, autrice de “I Limiti dello sviluppo”

Fra le cause dei cambiamenti climatici come noto vi è l’emissione dei gas serra conseguenti l’uso degli idrocarburi, metano compreso, combustibile forse un po’ meno inquinante ma che viene erroneamente definito “ecologico” ed è lui stesso gas serra. E’ invece ben noto, ma spesso dimenticato  nelle discussioni, il ruolo della deforestazione che ancor oggi rappresenta il 17% delle emissioni serra. Basterebbe quindi arrestare la deforestazione, molto più semplice forse che agire sull’uso di energia e trasporti, per rispettare ampiamente (a livello mondiale) Kyoto dunque. La perdita delle foreste si porta dietro non solo problemi climatici ma altri problemi: perdita di biodiversità, problemi idrogeologici, regolazione delle acque e mitigazione del clima urbano.  Di questi giorni la notizia che l’UNEP (http://www.repubblica.it/news/ambiente/rep_rinnovabili_lunep-piantera-7-milardi-di-alberi-per-combattere-il-climate-warming-800012.html) propone di piantare 7 mld di alberi per combattere il global warming e lancia un “global planting day” il prossimo 5 giugno.
Ma la grande deforestazione non è solo in Amazzonia o Indonesia. L’Europa era coperta di grandi foreste, ed anche l’Italia e la pianura Padana stessa: poco conta se ora le foreste riprendono spazio: s gli interessi economici portano a cementificare ben 8 ettari al giorno di terreno agricolo in Pianura Padana e nel contempo i cittadini stessi sono più infastiditi da piumini e foglie e dal rischio della caduta dei rami durante temporali o nevicate piuttosto che da smog, polveri fini e ultrafini e rischio di incidenti stradali dovuti al traffico veicolare.  Così una piccola “deforestazione padana” vicino casa mia, invocata dai cittadini stessi, mostra già le sue conseguenze: spariti molti uccellini e aumentate le zanzare, aumento del rumore, meno ombra, e alle prime piogge ristagno di acqua con enormi pozzanghere
Bene quindi agire sulla mitigazione climatica e microclimatica urbana attraverso la biocompensazione; tempo fa, volando in mongolfiera su Parma, esperienza bellissima e spettacolare, in una calda giornata estiva, si avvertiva chiaramente la turbolenza sorvolando gli edifici, le ascensioni nelle assolate lande dei parcheggi di centri commerciali e delle zone industriali, ma anche il fresco e la stabilità sul Parco Ducale.
Ottimo dunque pensare globale e agire locale, ma importante anche agire globale, sulle foreste vicine ma anche su quelle lontane, tutelandole e salvaguardandole evitando prodotti che nascono la deforestazione come l’eccessivo consumo di carne o con olio di palma, ma anche con il controverso, ma importante, uso dei certificati dei servizi ambientali, in grado se ben usati di ottenere eccellenti risultati.
Non vi è dubbio che il futuro sarà assai diverso dall’attuale: la crisi economica non è solo dovuta alla speculazione ma anche all’impennata dei costi petroliferi, probabilmente dovuta all’imminente o in corso superamento del “peak oil” o “oil crunch”, il poco  noto ma cruciale “picco di Hubbert”, ed anche dalle “esternalità” dei costi delle catastrofi naturali, accentuate dall’azione antropica. Un futuro diverso ma non necessariamente peggiore di quello di oggi, anzi il nostro futuro dipende da noi, da cosa decidiamo di fare ma anche da come prenderemo un mondo che sarà meno veloce di oggi e a minor intensità energetica anche per “cause di forza maggiore”: declino petrolifero, esaurimento delle risorse naturali, e cambiamenti climatici. Ma come dice Al Gore “Abbiamo tutto ciò che serve fuorchè la volontà politica, ma in America la volontà politica è una risorsa rinnovabile.” A chi pensa che sia “utopistico” basti dire che “200 anni fa gli schiavi che scappavano dalle piantagioni venivano riacciuffati e bastonati. Quella era la legge.” (Gherardo Colombo, sulle Regole); Non era forse utopistico, allora, dire di abolire la schiavitù? Eppure ci si è arrivati.. Oggi dobbiamo quindi uscire dalla schiavitù dei combustibili fossili, del consumismo (consumatore=colui che distrugge, sciupone, Zingarelli 1968) e della deforestazione; globale e locale (=cementificazione). E’ utopistico? Forse oggi si, ma un domani le cose possono cambiare. Dobbiamo svegliarci prima che siano i fatti a svegliarci:   per un futuro diverso e migliore del presente come propone Nicholas Stern (Un piano per salvare il pianeta, Feltrinelli 2009) dobbiamo:
1.    fare un uso più efficiente dell’energia
2.    Fermare la deforestazione.
3.    Far entrare in produzione rapidamente tutte le tecnologie di cui già disponiamo
4.    Investire pesantemente sulle tecnologie destinate a diventare disponibili e medio e lungo termine.

E fermare la deforestazione, aggiungo io, significa tutelare le foreste tropicali ma anche il nostro suolo, attraverso la tutela del verde e soprattutto l’arresto della cementificazione e della perdita del suolo.

“Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce”


Vota questo post

How it's made - solar panel

di Lombo1964 (16/05/2009 - 21:56)

Partendo dal filmato rilanciato da Trashfood sulla filera degli hot dog ho trovato questo interessante filmato sulla costruzione dei pannelli solari:

Vota questo post

Pane burro acciughe e OGM

di Lombo1964 (27/02/2009 - 09:07)


l'argomento esula un po' dalle tematiche di cui mi occupo, ma un certo legame col clima e con il cambiamento climatico ce l'ha e ancor di più con l'ambiente. Qualche giorno fa in un mercato ho acquistato un vaso di acciughe sott'olio, ottime per un piatto di spaghetti, un'insalata, o anche una semplice fetta di pane (fatto in casa) con un velo di burro e qualche acciuga sopra. Mentre ero già a metà vasetto, e mi gustavo una fetta di pane burro e acciughe, mi salta all'occhio l'etichetta, che solitamente leggo ma in questo caso evidentemente, fidandomi un po' troppo, non l'avevo fatto e noto quel che vedete qui: Ingredienti: filetti di acciughe (52%), olio di semi di soia OGM, sale. Mi è andato di traverso il panino, non che abbia particolari pregiudizi sugli OGM e nemmeno particolare conoscenza del problema, però ritengo, semplicemente, che non ce ne sia bisogno e quindi non vedo perchè diventare schiavi delle multinazionali e rischiare effetti in larga parte, comunque la si metta, sconosciuti. Non servono perchè il problema cibo non è che ce ne sia poco ma che è mal distribuito, si muore di fame in Africa ma si muore di troppa (e cattiva) alimentazione nei paesi ricchi; non servono per il cambiamento climatico perchè la produzione agricola, pochi lo sanno, globalmente aumenterà, e il problema è la diversa distribuzione degli effetti del riscaldamento e del cambio del regime delle piogge che farà si che alcune zone abbiano parziali benefici, principalmente alle latitudini settentrionali, e altre, già in sofferenza, subiscano i danni. Non servono perchè l'agricoltura biologica può aiutare molto di più che la tecnologia ed evitare di passare da schiavi del petrolio e dei suoi produttori a schiavi dei produttori di OGM.
Personalmente, come dicevo, non ho alcun preconcetto contro l'OGM non conoscendo a fondo l'argomento, però, proprio non conoscendolo, rivendico il diritto di non ritrovarmeli, direttamente o indirettamente, nel mio piatto. Anche contro i fast food, che pure frequentavo ma ho smesso, non ho preconcetti, se mi trovo nel deserto affamato e c'è solo un fast food a disposizione, un panino posso pure addentarmelo, ma è l'eccezione, non la regola. Mi è venuto anche il dubbio che sia un errore di stampa e che volessero scrivere “non OGM” e ho provato a cercare di capire e rintracciare il produttore, senza successo. Così ora, siccome queste acciughe, in fondo, sono buone, sono di fronte al dilemma: le mangio, o le butto via?

Vota questo post

Rifornimento

di Lombo1964 (16/11/2008 - 20:21)


Il lato positivo delle miti giornate autunnali 2008: la bicicletta.
E a fine gita: Il pieno, prego!

Vota questo post

Frutta...di stagione

di Lombo1964 (24/10/2008 - 08:58)


Vista ieri in autogrill: al banco del bar, fra panini e briosh  trasudanti di grassi idrogenati, un piccolo cartellino con scritto: frutta di stagione: a fianco c'erano delle piccole vaschette, ovviamente di plastica usa-e-getta, con pezzetini di...ANANAS!
Naturalmente non sono riuscito a stare zitto, ho detto alla commessa "si, il clima cambia, l'autunno è straordinariamente mite, in Sardegna sono arrivate piogge quasi tropicali, qualche banana è maturata perfino a Bologna, ma ancora non vedo fuori Ananas..." la risposta: "eh, ma, sa... fino a ieri li c'erano uva e mele...".
Le crediamo? ma si, forse c'erano uva e mele. di produzione Cilena o Sudafricana magari...

Nella foto a fianco, ananas appena raccolti e in trasporto in Costa Rica, sotto frutta esotica nei container a Puerto Limon, CR






Vota questo post