Bufera di neve a Modena, e a Copenhagen non è finita!

Mentre qui a Copenhagen ferve una accesa discussione fra il nuovo neonato blocco latino-Americano di Venezuela, Bolivia, Cuba, Nicaragua, Ecuador, che contestano i metodi adottati da USA, Unione Europea, e Cina per approvare il documento finale, è in corso una straordinaria nevicata su Modena, ma in generale su quasi tutta l’Emilia Romagna.
La neve ha iniziato a cadere, puntuale, nel tardo pomeriggio di venerdì con una temperatura presso l’Osservatorio di -0.8, in condizioni situazioni simili a quelle della “tormenta di Santa Lucia 2001”, che però fu più breve. La nevicata si è poi intensificata per lo spostamento della depressione Tirrenica nevosa “Uwe” verso il medio alto Adriatico nell’odierna mattinata: tale configurazione è classica per intense precipitazioni e in più ora si assiste a una notevole anomalia meteo climatica: un possente anticiclone sulla Scandinavia alimenta “Uwe” con aria molto fredda di origine artica, ma viceversa al Polo Nord arriva aria mite tanto che si registra addirittura una temperatura attorno a zero gradi a Capo Nord. Nelle ultime ore, con l’intensificarsi di una vera e propria tempesta di neve, quasi un “blizzard”, a Modena la temperatura è scesa sui -4°C, e continuano nevose fino al piano, per attenuarsi nel corso della mattinata. La stima preliminare della neve caduta è sui 20-25 cm, con accumuli molto irregolari di neve ventata farinosa tipica delle zone di alta montagna. Non tarderà per fortuna ad arrivare il miglioramento, a causa dell’allontanamento della depressione verso sud est. Domenica sarà una giornata di intervallo, ma molto gelida, con temperature minime in crollo anche a -10, -15°C e forse anche meno in aperta campagna, toccando valori che non si registravano, a Modena, dal 1991, ma il punto su eventuali “record” si potrà fare solo a fine evento; quasi senz’altro sia sabato che domenica saranno “giornate di ghiaccio”, o di “gelo senza disgelo”, con temperature sotto zero anche nelle massime. Molto difficile comunque sfondare veri valori storici, ma le anomalie saranno notevoli. E poi atteso un nuovo peggioramento lunedì 21.12, ad opera di una massa d’aria mite ed umida: ma dato il gran freddo preesistente potremmo avere una nuova nevicata, seguita da gelicidio e con finale in pioggia.
I giorni seguenti e il periodo natalizio saranno sempre perturbati, ma lo scirocco farà aumentare notevolmente le temperature, proprio per Natale anche 15-20°C oltre i valori di questi giorni, con piogge e probabile mesto addio alla tanta neve caduta, ma anche con rischi idrogeologici per la repentina fusione della neve, sommata alla pioggia che cade.
E’ certo disorientate vedere una tempesta di neve mentre si conclude, travagliatamente, la storica conferenza di Copenhagen COP15, ma proprio in un side event sono stati presentati dati che dimostrano come esistono ancora, anche col riscaldamento globale “record freddi”, ma sono molto meno del passato, e ampiamente controbilanciati dai ben più numerosi record caldi, segno di un clima inequivocabilmente sconvolto. Perché poi una bufera così intensa, viene da chiedersi? Posso fare solo ipotesi, per esempio la temperatura del mare Mediterraneo, ancora sui 16°C e il ritiro dei ghiacci, con un ammanco in questi giorni pari a circa 2-3 volte la superficie dell’Italia, non possono non avere ripercussioni indirette sul posizionamento di cicloni e anticicloni. Ad un altro “side event” ho poi proprio chiesto agli autori di un aggiornato studio sul ritiro dei ghiacci polari commissionato da Mr.Al Gore, quali potrebbero essere le ripercussioni sulla circolazione atmosferica e il posizionamento dei grandi centri di azione. Gli autori hanno risposto che è un punto importante, da approfondire in vista del 5° rapporto IPCC atteso per il 2012.
D’altronde ora da un evento ampiamente “anomalo freddo”, se non straordinario,torniamo alla consueta “anomalia calda” con l’atteso arrivo dello scirocco dai primi giorni della settimana. Quale futuro per questa ormai chiara estremizzazione del clima? Dipende da noi.
Copenhagen si avvia alla conclusione, l’acceso dibattito, con i paesi latino-americani che contestano il non rispetto del regolamento, prosegue a oltranza dalle 4:15 di stanotte anche ora alle 7:04, difficile prevederne la conclusione. Ma Copenhagen in questi giorni è anche “Hopenhagen”, con giovani attaccati a megaschermi in saloni appositamente organizzati e famiglie con ragazzi provenienti da ovunque a seguire, incredibile, un dibattito delle Nazioni unite, preoccupati per il loro futuro e in nome della “giustizia climatica”. Copenhagen non è finita ancor ora (7:37) ma comunque vada non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza per un nuovo mondo: quello dei giovani.




Costa Rica 2009

A grande richiesta, ecco on line il photoalbum del viaggio ecoturistico di quest’anno in Costa Rica, paese straordinario conosciuto anche grazie ad alcuni amici che vivono e/o lavorano là da tempo e grazie a Foreste Per Sempre.
Le foto, viste così di per se, non dicono tutte le cose interessanti che si vedono e osservano in un viaggio, ma avrò occasione di parlarne nelle serate, conferenze e incontri pubblici nei prossimi mesi.
Ecco comunque alcune considerazioni e riflessioni in pillole:
- Nuova Influenza: quest’anno, in un primo tempo, volevo andare in Messico, anche per visitare i siti Maya, civiltà decaduta anche a causa di problemi relativi a cambiamenti climatici, sovrappopolazione e sfruttamento di risorse. Vedendo ancora una volta quanta gente viaggia, ritengo che si stia cercando di fermare, o meglio svuotare, il mare con un cucchiaino.
- Viaggiare sicuri: il sito è utile e importante ma, ritengo, in parte allarmistico, almeno nella pagina del Costa Rica : provate a immaginare come sarebbe la scheda dell’Italia, a proposito di terremoti, inondazioni, frane, criminalità, corruzione, sanità, e circolazione stradale...
- Banane: ci ho dedicato un apposito post tempo fa , meriterebbe di parlarne, comunque ho visto ancor meglio i sacchi di plastica impregnati di insetticida, gli “attraversamenti banane” con speciali passaggi a livello e anche le persone che ci lavorano. Le banane sono un importante aspetto economico di questo e altri paesi, perciò un consiglio: mangiatene pure, senza però dimenticare i nostri buoni frutti locali. Per entrambi però prediligere il biologico. E per la frutta tropicale, l’equo-solidale: costa (forse) un po’ di più, ma il “costo occulto” grava sull’ambiente, sulla deforestazione, e sullo sfruttamento della mano d’opera.
- Società insostenibile: vi pare possibile che una nota multinazionale raccolga ananas in Costa Rica e nei supermercati locali venda ananas in scatola prodotto in Thailandia?
- Raccolta differenziata: nuovamente, noto che siamo indietro anni luce (in Italia!). Nello sperduto villaggio di Tortuguero, tutti gli alberghi e la scuola fanno raccolta differenziata e i rifiuti vengono pre-trattati in un apposito (e pittoresco) impianto. Provate un po’ a immaginare la levata di scudi se si obbligassero gli hotel e gli stabilimenti balneari nostrani a fare la differenziata… ma le cose non si ottengono con gli obblighi, bensì con l’educazione e la sensibilizzazione
- Tartarughe: spettacolare vedere di notte le tartarughe deporre le uova in spiaggia. Esemplare esempio di ecoturismo responsabile, con il coinvolgimento di guide e “vedette” della popolazione locale che avvistano le tartarughe in mare e segnalano via radio la zona, accompagnano gruppi a numero chiuso (divieto di camminare in spiaggia dopo le 18 senza guida), con divieto di uso di apparecchiature fotovideo per evitare che i flash accechino e disturbino le tartarughe verdi. Il tutto quindi al chiaro di luna e dei flash dei… lampi di un forte temporale arrivato a fine visita. Valeva la pena della lavata che ci siam presi, un temporale tropicale, ma in fondo non più forte degli ultimi temporali modenesi!
- Animali: mai visti tanti come quest’anno, a Tortuguero, Manuel Antonio e soprattutto a Montezuma. Iguana in abbondanza, basilisco, gechi, coati, aguti, procioni, svariati uccelli fra cui torgoni, pellicani, tucani, avvoltoio-tacchino e anche serpenti. Pericolosi? Pare non fossero velonosi, quelli che ho visto, ma non so se sono più pericolosi gli animali o… i tir, le auto, gli ubriachi ecc che circolano sulla giungla stradale italiana!
- Le scimmie: qui ne vedete veramente tante, alcune arrivavano fino alla reception dell’albergo. Le banane, al contrario di quello che molti pensano, non sono il loro alimento preferito, o perlomeno naturale. Ho letto nel decalogo di Kid Saving the Rain Forest (aveva sede nell’albergo dove mi trovavo) che le fanno male anche a causa dei pesticidi, a cui il loro delicato stomaco non è abituato. E il nostro?
- Cambiamenti climatici: gli effetti sono evidenti anche là, in particolare come concausa di perdita della biodiversità, e cambiamenti ormai ampiamente percepiti da tutti. E sono ampiamente studiati dal locale servizio meteo, che vi dedica un’ampia sezione nel sito del “programa de cambio climatico” inclusa un’ottima sezione divulgativo.educativa
- Rifiuti e petrolio in spiaggia: ahimè fra i tronchi e detriti portati dal mare nelle spiagge selvagge vi sono tanti rifiuti, portati sempre dal mare. Molta plastica, soprattutto giocattoli! E petrolio, con tracce un po’ ovunque, proveniente dal lavaggio di cisterne, perdite, ecc: diavolo e acquasanta della nostra civiltà.
- Aeroporti, acqua, e rifiuti: nelle foto, le preziose fontane di acqua purificata e refrigerata a Madrid e perfino a San Josè, e i cestini della differenziata. Il gusto di bere l’”acqua del sindaco” invece di insostenibile acqua minerale (allucinante trovare in CR una nota acqua minerale italiana!) o ancora peggio acqua purificata prodotta e venduta da una nota ditta di bibite a bollicine.
- Volo e gas serra: volare è un enorme privilegio della nostra, breve, epoca dell’abbondanza: ero uno dei pochi che invece di chiudere il finestrino e dormire rimanevo incollato, anche in pieno oceano, all’oblò a osservare le nubi. Però lo so, ho inquinato o meglio emesso molti gas serra, circa 2.86 t/CO2, oltre una tonnellata di kerosene avio, emissioni che compenserò, per me e per Cristina, attraverso l’organizzazione GEV- Foreste per sempre. Il sistema funziona, malgrado quello che alcuni, disinformati, pensano: il Costa Rica riesce così a tutelare foreste, riserve, e popolazioni locali, incluso i nativi.
Seguirà anche un breve video, e qualche post di approfondimento.
Evoluzione climatica e linguistica
Il consumatore è chi effettua il consumo, ovvero utilizza beni e servizi prodotti dall'economia.
Secondo il diritto italiano è la persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta (art. 3 del Codice del Consumo - Decreto Legislativo emanato a norma della Legge 29 luglio 2003 n. 229). Il nuovo Codice riconosce anche il "Consumatore di servizi pubblici", cioe l'Utente, al quale l'art. 101 garantisce il riconoscimento dei diritti previsti dalle leggi dello Stato e delle Regioni. La protezione di questa figura, alla quale in determinati momenti della vita di ogni giorno appartiene chiunque, costituisce l'oggetto del Diritto dei consumatori.
Così recita wikipedia (da cui è tratta la foto a lato), e così recitano anche, più o meno, i moderni vocabolari. Un vocabolario recente che ho consultato più o meno conferma: 1 sm chi consuma 2 sm chi acquista e consuma i prodotti della natura e dell'industria per i propri fabbisogni
Ma le cose non stanno, o meglio, non stavano, proprio così. In cantita, impolverato, ho trovato un vecchio prezioso vocabolario Zingarelli della lingua italiana edizione 1968, leggete un po' cosa recitava, come ho già ho avuto modo di raccontare in varie conferenze, come definizione principale del consumare, consumatore e consumo:
CONSUMARE: logorare coll’uso, distruggere, … mandare al male, rovinare, sciupare,
sprecare -
CONSUMATORE: che distrugge, sciupone... chi in un caffè mangia o beve, compratore al minuti
CONSUMO: atto di consumare, logorio, danno, quantità delle cose che si consumano da una famiglia o da un popolo per i bisogni ordinari della vita.
Fonte: vocabolario Zingarelli, edizione 1968
La lotta al clima non può prescindere dalla lotta ai consumi indiscriminati, e al consumismo, parola che faceva inorridire, ricordo, negli anni della mia scuola elementare e media negli anni 1970 ma in cui siamo pienamente cascati. Il clima evolve insomma, ormai è ritenuto inequivocabile che è in corso il riscaldamento globale e molto probabile che la causa sia nelle attività umane, mediante l'emissione dei gas serra, il cambio di uso del suolo e la deforestazione. Ma la causa, si potrebbe dire, è anche nel "consumo" inteso come logorio, danno e sciupo. Tra l'altro, noi in realtà non consumiamo proprio nulla, in quanto nulla si crea ne si distrugge ma tutto si trasforma. La nostra auto non consuma la benzina, bensì la trasforma in gas serra: 2.5 kg di CO2 per ogni litro di benzina, sarebbe ancora ora di sfatare il mito dell'auto a metano come "ecologica", in quanto le cose vanno solo leggermente meglio, 1.8 kg di CO2 per kg di metano, che poi è anche lui stesso un gas di serra 21 volte piu efficace della CO2 stessa.
Avreste dovuto veder la faccia di un commerciante che, nel cercare di vendermi una valigia che guardavo, mi ha detto "è perfetta per un consumatore come lei!" e io "guardi che io la compro per usarla, non per consumarla e distruggerla!".
Frutta...di stagione

Vista ieri in autogrill: al banco del bar, fra panini e briosh trasudanti di grassi idrogenati, un piccolo cartellino con scritto: frutta di stagione: a fianco c'erano delle piccole vaschette, ovviamente di plastica usa-e-getta, con pezzetini di...ANANAS!
Naturalmente non sono riuscito a stare zitto, ho detto alla commessa "si, il clima cambia, l'autunno è straordinariamente mite, in Sardegna sono arrivate piogge quasi tropicali, qualche banana è maturata perfino a Bologna, ma ancora non vedo fuori Ananas..." la risposta: "eh, ma, sa... fino a ieri li c'erano uva e mele...".
Le crediamo? ma si, forse c'erano uva e mele. di produzione Cilena o Sudafricana magari...
Nella foto a fianco, ananas appena raccolti e in trasporto in Costa Rica, sotto frutta esotica nei container a Puerto Limon, CR

Banana Repubblic


Costa Rica è anche una “Repubblica delle Banane”, ma nel vero senso, quello buono, della parola. Le banane fresche e appena colte sono squisite, tutt’altro sapore delle acerbe o viceversa troppo mature banane che arrivano sulle nostre tavole dopo un lungo e inquinante viaggio in nave. Nel piatto tipico nazionale, il casado, http://en.wikipedia.org/wiki/Casado troneggia fra il riso e fagioli anche la fetta di platano fritto, una grossa e saporita banana. E’ un piacere sorseggiarsi un frullato di banana distesi su un’amaca fra le palme di una spiaggia caraibica o pacifica, a debita distanza dalle noci di cocco che, forse pochi lo sanno, sono fra le maggiori cause di infortunio quando malauguratamente cascano in testa di un ignaro bagnante. Ottime anche le piccole banane selvatiche, di cui pare alcuni esemplari maturano anche dalle nostre parti… ne parlerò a parte… e scusate il gioco di parole.
Ma a proposito di banane non si possono dimenticare i problemi e l’ennesimo non senso del nostro modello di consumo. I paesi occidentali o in genere quelli più ricchi per anni e ancora oggi sfruttano i paesi cosiddetti “in via di sviluppo” costringendoli a produrre per noi caffè, cacao, e appunto banane e spesso trovandosi per assurdo alla fame per sfamare noi… a ciò si aggiunge poi l’aspetto che mi riguarda professionalmente, le emissioni inquinanti e in particolare di gas serra.
Queste forme di sfruttamento sono forse meno evidenti che altrove in Costa Rica, tuttavia anche da semplici trasferimenti turistici il problema-banana traspare lampante: distese di terreni un tempo coperti da foreste trasformate in bananeti e, lo ricordiamo, la deforestazione è stata responsabile delle maggiori emissioni serra fino ai primi del XX secolo e ancora oggi rappresenta il 17% delle emissioni. Ampio uso di pesticidi, imputati fra l’altro della scomparsa di numerose forme di anfibi e forse anche del famigerato rospo dorato, sebbene oggi ridotti nell’uso grazie ad accorgimenti anche semplici come le reti-zanzariere sui caschi di banane. Ma queste reti sono comunque da smaltire e finiscono spesso nell’ambiente senza troppi riguardi e in particolare nel mare.
Vi è poi lo sfruttamento di manodopera, oggi come ieri, impressionanti alcune foto che ho visto in giro, nemmeno troppo datate, forse anni 1950, di lavoratori di colore che caricano banane nei treni diretti a Puerto Limon. E’ questa, Puerto Limon, la zona più degradata e problematica del paese, dove traspaiono le baracche che contrastano con le ricche ville blindate dei bananieri.

Tornando al clima, i container pronti alla spedizione delle multinazionali sono il primo segno di una filiera ben poco sostenibile che ci porta sulle tavole banane che trasudano gas serra e altri inquinanti: inutile farne qui un conteggio, anche se indicativamente si può facilmente immaginare che per ogni kg di banane (o altra frutta esotica) col trasporto in nave vi sia, dietro, l’emissione di almeno altrettanta CO2.
Lo strapotere e l’assurdo della globalizzazione ci portano tuttavia a controsensi incredibili: nella “repubblica degli ananas”, in un market ho trovato ANANAS sciroppato di una nota multinazionale prodotto e inscatolato in Indonesia…in un ristorante mi hanno servito CAFFE’ ILLY e, dulcis in fundo, caffè eco-equo-bio acquistato nella coltivazione stessa come souvenir per amici ho poi scoperto esser stato torrefatto negli USA, nel Montana!
Ciò non toglie che per quei paesi la banana, l’ananas, e affini sono una importante fetta di economia, basterebbe solo far le cose come si deve: il commercio equo e solidale e il biologico sono ottime e valide alternative per gustarsi una volta ogni tanto una banana o un ananas, almeno finchè il petrolio a (ex) buon mercato ci consente trasporti a lunga distanza.
Cio nonostante,
Costa Rica, Pura Vida!




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