marameo alle auto in coda

Blog silente ma non sono dormiente: terminata la densa di impegni “Settimana di educazione allo sviluppo sostenibile” è ripreso il secolo di “sottosviluppo insostenibile”.
Ciò nonostante continuo a mettere in pratica le buone pratiche ambientali: 18 nov 2009, la nebbia mi aveva fatto cedere, prendo l'auto ma dopo due rotatorie, fermi. Dietro front, e torno alla mia bici: per precauzione un giubbotto giallo catarifrangente non guasta alla salute...
E ogni viaggio, 13+13 km, risparmio circa 1.5 l di gasolio e circa 2 euro, evitando grosso modo l'emissione di 4 kg di CO2.
Lascio a voi i conti settimanali e mensili (sono già 4 mesi, che i 3 gg/settimana in cui sono in ufficio a Modena vado quasi sempre in bici), ma oltre agli aspetti ambientali in bicicletta si apprezzano altri aspetti che in auto sfuggono. Interessante per esempio vedere in autolavaggio i proprietari di potenti automobili imbaccuccati d’inverno o farsi vento d’estate, mentre donne di colore sudano o patiscono freddo, lucidando la loro automobile… da riflettere.
Intanto, devo dire per fortuna, non fa freddo, 10°C col 90% di umidità, quasi si sudava... tutto sommato, ben venga il Global warming, per una volta. Ciò malgrado ho voglia di neve. E quando nevicherà, vi chiederete? telelavoro e... pupazzi di neve!
l'ho piantato!

Eccolo: il mio acero campestre ricevuto in omaggio a Parma. Piantato con una piccola azione di Guerrilla Gardening nell'area verde di fronte casa nel posto dove sono stati segati con una azione di deforestazione padana gli splendidi pioppi, che evidentemente con le loro foglie e fresche frasche davano più fastidio di una circonvalazione, 2 autostrade e un autoporto.
Alberi, clima globale e clima urbano per un futuro diverso e migliore del presente
Ecco il riassinto del mio intervento al Convegno
La biocompensazione in ambiente urbano
Parma 16 maggio 2009: 
I cambiamenti climatici sono ormai un piatto servito, servito caldo ovunque, nei poli dove il ritiro dei ghiacci artici è un fatto e negli oceani, dove l’innalzamento del livello del mare e l’aumento delle temperature marine mettono a rischio gli atolli tropicali come le isole polari, oltre a rendere più distruttivi gli uragani. Il riscaldamento è evidente nelle aree montane e alpine, evidenziato dal ritiro dei ghiacciai e dagli inverni miti, compreso l’ultimo inverno che qualcuno ritiene “d’altri tempi” ma che non è stato affatto freddo ma solo nevoso, fin troppo nevoso oltre che piovoso come evidenziato dai dati record di precipitazioni. Il riscaldamento è naturalmente evidente anche nelle città, in modo del tutto analogo a quel che si riscontra sulle più isolate montagne come ho avuto modo di riscontrare nel mio libro “L’Osservatorio di Modena: 180 anni di misure meteoclimatiche”: negli ultimi 50 anni l’aumento delle temperature è del tutto simile a quello riscontrato sulla vetta del Monte Cimone.
Cambiamenti climatici che dunque sono un fatto e una realtà, anche in aprile, risultato il 5° più caldo da quando esistono misure, ed è molto probabile che la causa sia nelle attività umane: attendere di avere la “certezza” sarebbe troppo tardi:
Quando un problema diventa ovvio per tutti spesso vuol dire che è troppo tardi per evitarlo.
(Donella H. Meadows, autrice de “I Limiti dello sviluppo”
Fra le cause dei cambiamenti climatici come noto vi è l’emissione dei gas serra conseguenti l’uso degli idrocarburi, metano compreso, combustibile forse un po’ meno inquinante ma che viene erroneamente definito “ecologico” ed è lui stesso gas serra. E’ invece ben noto, ma spesso dimenticato nelle discussioni, il ruolo della deforestazione che ancor oggi rappresenta il 17% delle emissioni serra. Basterebbe quindi arrestare la deforestazione, molto più semplice forse che agire sull’uso di energia e trasporti, per rispettare ampiamente (a livello mondiale) Kyoto dunque. La perdita delle foreste si porta dietro non solo problemi climatici ma altri problemi: perdita di biodiversità, problemi idrogeologici, regolazione delle acque e mitigazione del clima urbano. Di questi giorni la notizia che l’UNEP (http://www.repubblica.it/news/ambiente/rep_rinnovabili_lunep-piantera-7-milardi-di-alberi-per-combattere-il-climate-warming-800012.html) propone di piantare 7 mld di alberi per combattere il global warming e lancia un “global planting day” il prossimo 5 giugno.
Ma la grande deforestazione non è solo in Amazzonia o Indonesia. L’Europa era coperta di grandi foreste, ed anche l’Italia e la pianura Padana stessa: poco conta se ora le foreste riprendono spazio: s gli interessi economici portano a cementificare ben 8 ettari al giorno di terreno agricolo in Pianura Padana e nel contempo i cittadini stessi sono più infastiditi da piumini e foglie e dal rischio della caduta dei rami durante temporali o nevicate piuttosto che da smog, polveri fini e ultrafini e rischio di incidenti stradali dovuti al traffico veicolare. Così una piccola “deforestazione padana” vicino casa mia, invocata dai cittadini stessi, mostra già le sue conseguenze: spariti molti uccellini e aumentate le zanzare, aumento del rumore, meno ombra, e alle prime piogge ristagno di acqua con enormi pozzanghere
Bene quindi agire sulla mitigazione climatica e microclimatica urbana attraverso la biocompensazione; tempo fa, volando in mongolfiera su Parma, esperienza bellissima e spettacolare, in una calda giornata estiva, si avvertiva chiaramente la turbolenza sorvolando gli edifici, le ascensioni nelle assolate lande dei parcheggi di centri commerciali e delle zone industriali, ma anche il fresco e la stabilità sul Parco Ducale.
Ottimo dunque pensare globale e agire locale, ma importante anche agire globale, sulle foreste vicine ma anche su quelle lontane, tutelandole e salvaguardandole evitando prodotti che nascono la deforestazione come l’eccessivo consumo di carne o con olio di palma, ma anche con il controverso, ma importante, uso dei certificati dei servizi ambientali, in grado se ben usati di ottenere eccellenti risultati.
Non vi è dubbio che il futuro sarà assai diverso dall’attuale: la crisi economica non è solo dovuta alla speculazione ma anche all’impennata dei costi petroliferi, probabilmente dovuta all’imminente o in corso superamento del “peak oil” o “oil crunch”, il poco noto ma cruciale “picco di Hubbert”, ed anche dalle “esternalità” dei costi delle catastrofi naturali, accentuate dall’azione antropica. Un futuro diverso ma non necessariamente peggiore di quello di oggi, anzi il nostro futuro dipende da noi, da cosa decidiamo di fare ma anche da come prenderemo un mondo che sarà meno veloce di oggi e a minor intensità energetica anche per “cause di forza maggiore”: declino petrolifero, esaurimento delle risorse naturali, e cambiamenti climatici. Ma come dice Al Gore “Abbiamo tutto ciò che serve fuorchè la volontà politica, ma in America la volontà politica è una risorsa rinnovabile.” A chi pensa che sia “utopistico” basti dire che “200 anni fa gli schiavi che scappavano dalle piantagioni venivano riacciuffati e bastonati. Quella era la legge.” (Gherardo Colombo, sulle Regole); Non era forse utopistico, allora, dire di abolire la schiavitù? Eppure ci si è arrivati.. Oggi dobbiamo quindi uscire dalla schiavitù dei combustibili fossili, del consumismo (consumatore=colui che distrugge, sciupone, Zingarelli 1968) e della deforestazione; globale e locale (=cementificazione). E’ utopistico? Forse oggi si, ma un domani le cose possono cambiare. Dobbiamo svegliarci prima che siano i fatti a svegliarci: per un futuro diverso e migliore del presente come propone Nicholas Stern (Un piano per salvare il pianeta, Feltrinelli 2009) dobbiamo:
1. fare un uso più efficiente dell’energia
2. Fermare la deforestazione.
3. Far entrare in produzione rapidamente tutte le tecnologie di cui già disponiamo
4. Investire pesantemente sulle tecnologie destinate a diventare disponibili e medio e lungo termine.
E fermare la deforestazione, aggiungo io, significa tutelare le foreste tropicali ma anche il nostro suolo, attraverso la tutela del verde e soprattutto l’arresto della cementificazione e della perdita del suolo.
“Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce”

Evoluzione climatica e linguistica
Il consumatore è chi effettua il consumo, ovvero utilizza beni e servizi prodotti dall'economia.
Secondo il diritto italiano è la persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta (art. 3 del Codice del Consumo - Decreto Legislativo emanato a norma della Legge 29 luglio 2003 n. 229). Il nuovo Codice riconosce anche il "Consumatore di servizi pubblici", cioe l'Utente, al quale l'art. 101 garantisce il riconoscimento dei diritti previsti dalle leggi dello Stato e delle Regioni. La protezione di questa figura, alla quale in determinati momenti della vita di ogni giorno appartiene chiunque, costituisce l'oggetto del Diritto dei consumatori.
Così recita wikipedia (da cui è tratta la foto a lato), e così recitano anche, più o meno, i moderni vocabolari. Un vocabolario recente che ho consultato più o meno conferma: 1 sm chi consuma 2 sm chi acquista e consuma i prodotti della natura e dell'industria per i propri fabbisogni
Ma le cose non stanno, o meglio, non stavano, proprio così. In cantita, impolverato, ho trovato un vecchio prezioso vocabolario Zingarelli della lingua italiana edizione 1968, leggete un po' cosa recitava, come ho già ho avuto modo di raccontare in varie conferenze, come definizione principale del consumare, consumatore e consumo:
CONSUMARE: logorare coll’uso, distruggere, … mandare al male, rovinare, sciupare,
sprecare -
CONSUMATORE: che distrugge, sciupone... chi in un caffè mangia o beve, compratore al minuti
CONSUMO: atto di consumare, logorio, danno, quantità delle cose che si consumano da una famiglia o da un popolo per i bisogni ordinari della vita.
Fonte: vocabolario Zingarelli, edizione 1968
La lotta al clima non può prescindere dalla lotta ai consumi indiscriminati, e al consumismo, parola che faceva inorridire, ricordo, negli anni della mia scuola elementare e media negli anni 1970 ma in cui siamo pienamente cascati. Il clima evolve insomma, ormai è ritenuto inequivocabile che è in corso il riscaldamento globale e molto probabile che la causa sia nelle attività umane, mediante l'emissione dei gas serra, il cambio di uso del suolo e la deforestazione. Ma la causa, si potrebbe dire, è anche nel "consumo" inteso come logorio, danno e sciupo. Tra l'altro, noi in realtà non consumiamo proprio nulla, in quanto nulla si crea ne si distrugge ma tutto si trasforma. La nostra auto non consuma la benzina, bensì la trasforma in gas serra: 2.5 kg di CO2 per ogni litro di benzina, sarebbe ancora ora di sfatare il mito dell'auto a metano come "ecologica", in quanto le cose vanno solo leggermente meglio, 1.8 kg di CO2 per kg di metano, che poi è anche lui stesso un gas di serra 21 volte piu efficace della CO2 stessa.
Avreste dovuto veder la faccia di un commerciante che, nel cercare di vendermi una valigia che guardavo, mi ha detto "è perfetta per un consumatore come lei!" e io "guardi che io la compro per usarla, non per consumarla e distruggerla!".
La storia delle cose
ricevo la segnalazione di questo interessante video, traduzione italiana di The Story of Stuff: è un po' lunghetto, può apparire un po' pessimista ma i dati sono grosso modo veri e mi ha fatto meditare, conoscevo l'obsolescenza programmata, ne sono vittima io stesso avendo dovuto dopo quasi 6 anni cambiare il moribondo computer portatile a cui ho tirato il collo da matti e ancora sento i rimorsi di coscenza per la tonnellata circa di "zaino ecologico" che si porta dietro l'acquisto, ma ce ne sono sempre da imparare: qui si parla anche di "obsolescenza percepita" ovvero di come la pubblicità e le persone vicine ti fanno sentire quando usi qualcosa di non più "ultra moderno".
Beh, ora che non ho più la neve da guardar scendere, me lo sono guardato e consiglio di prendersi i 20 minuti di visione, senza guardarlo in multitasking fra skype, facebook, forum, RSS, telefono e SMS: a voi.



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