smog le colpe non sono tutte del traffico
rottamare le vecchie auto non risolve i problemi: occorrono scelte coraggiose in più settori
In questo perturbato inizio di 2010, con semplici elaborazioni dei dati ho scoperto che, sostanzialmente, quando non ha piovuto, l’inquinamento da polveri è stato fuorilegge: e dire che siamo stati fortunati, si fa per dire, per l’alto numero di giorni piovosi (o nevosi), già una ventina. Anche l’osservazione storica dei dati, mostra crudamente la realtà: se è vero che dal 2006 al 2009 il numero di giorni di superamenti delle polveri fini, i PM10, è in calo costante, a Modena dai 130 del 2006 ai 76 del 2009, è altrettanto evidente che nello stesso periodo vi è stato un incremento costante dei giorni di pioggia nella “stagione fredda e inquinata” (da ottobre a marzo), dai 48 del 2006 ai 75 del 2009. In poche parole, sembra veramente minimo il beneficio dei provvedimenti antismog e dobbiamo ringraziare la pioggia, il vento e, in parte, la neve.
Il nostro clima però non è il vero responsabile dell’inquinamento. Potremmo pensare alla pianura padana come una stanza piccola, con scarsa areazione, piena di fumatori; infatti le immagini satellitari dell’inquinamento mostrano la pianura padana come una delle aree più inquinate del mondo. Modena sembra in buona compagnia, tuttavia vediamo spesso che la nostra città spicca nelle classifiche dell’inquinamento, in regione insieme a Reggio e Piacenza: perché?
A Modena circa il 25% delle emissione serra (buon indicatore delle emissioni inquinanti) proviene dal traffico, il 17% dalla combustione non industriale, circa altrettanto dalla combustione industriale, un 15% dai processi produttivi, 7% da agricoltura e circa 5% da rifiuti. I settori industriali e produttivi, messi assieme, dunque contribuiscono più che il traffico. Nessun settore poi deve sentirsi criminalizzato, ma altrettanto nessuno può sottrarsi dal fare la sua parte se vogliamo risolvere un problema che riguarda la salute ed anche i costi indiretti dei danni da inquinamento.
Da dove proviene questa gran quantità di emissioni dai settori industriali? Nel distretto ceramico si consuma circa un miliardo di metri cubi di metano, circa 7 volte tanto il consumo ad uso civile. In sostanza, in Provincia, si brucia l’equivalente di metano (non ecologico come si crede) di una grande centrale elettrica con alte ciminiere. L’aria non ha confini e così capita che noi respiriamo polveri di Sassuolo, di Mantova o Piacenza per fare alcuni esempi, e viceversa.
Noi non ci pensiamo, ma quando, a Modena, ad esempio, premiamo un qualsiasi interruttore elettrico o saliamo su un filobus, indirettamente da qualche parte, forse a Piacenza, si producono gas serra e polveri, dato che la maggior parte dell’energia elettrica Italiana proviene da centrali a turbogas o ciclo combinato. Allo stesso modo, chi acquista da lontano le nostre mattonelle ci lascia in carico una certa dose di inquinamento.
Altrettanto, non pensiamo di cavarcela, per la fetta di polveri dovute al traffico, con le rottamazioni per dotarci di auto ritenute più ecologiche. Per costruire un’auto nuova e smaltire la vecchia occorre molta energia e si produce una quantità tale di inquinamento che, prima di ammortizzarla, potremmo circolare per oltre 100000 chilometri. In sostanza, rottamando le auto pensiamo di risolvere un problema locale ma accentuiamo quelli globali e di altre generazioni.
Tornando però ai PM10, che fare? Serve bloccare alcune categorie di veicoli? Un blocco totale, vero, di tutto il traffico, anche autostradale, e di tutte le auto, anche euro 5 e a gas, di tutta la pianura padana sarebbe senz’altro un bell’esperimento: non risolutivo, ma educativo e permetterebbe di quantificare meglio la reale incidenza del traffico. Tuttavia l’annuario ambientale ISTAT ci conferma che, anche in Italia, il traffico è responsabile solo per un terzo delle polveri.
Dovremmo, quindi, ridurre il traffico (e la velocità), ma anche i consumi elettrici e spostarli su fonti rinnovabili, isolare meglio gli edifici, rendere più efficienti gli impianti di riscaldamento, migliorare i processi industriali, produrre e bruciare meno rifiuti. Dovremmo anche usare meglio le previsioni meteo, per pianificare prima, e non dopo, i blocchi del traffico, ma anche la riduzione di tutte le sorgenti inquinanti quando si prevede tempo stabile.
Occorrono dunque soluzioni complesse su tutti i settori sopra citati ed anche sul nostro stesso modello di sviluppo, basato sulla crescita, la quale rischia di annullare i benefici dei miglioramenti tecnologici.
Soprattutto è necessaria la consapevolezza e la partecipazione dei cittadini oltre al coraggio della politica di fare scelte, talvolta impopolari, ma che guardano al futuro.
Di Luca Lombroso, (c) riproduzione vietata.
pubblicato sulla Gazzetta di Modena di sabato 27 gennaio 2010.
Nelle foto sopra, la Ghirlandina ricoperta dal "telo del Paladino" durante i lavori di restauro: il 24 gennaio 2008 il telo, appena installato, era bianco candido, il 26 febbraio 2010 il telo risulta annerito dallo smog.
Sotto, due grafici che mostrano come il miglioramento di qualità dell'aria dal 2006 al 2009 è stato favorito principalmente dal maggior numero di giorni di pioggia e come, nell'inverno 2009-10, praticamente tutti i giorni in cui non ha piovuto l'inquinamento da PM10 è stato oltre la soglia di legge di 50 ug/m3.


Giri viziosi
La visione della città e della viabilità dalla bicicletta è diverso sotto molti punti di vista. L’affrontare passi, sottopassi, cavalcavia e rotatorie mette in evidenza il degrado a cui sono sottoposte, e che a loro portano, queste vere e proprie barriere artificiali. Il sottopasso di via Pedena è uno di questi: l’aspetto, per chi capitasse per la prima volta qui, non è dei più rassicuranti, mi è perfino capitato di trovarvi un’auto, entrata chissà come, con uno che si era perso! Da un lato all’altro del sottopasso, due zone completamente diverse, proprio come quando si imbocca una galleria o si scavalca un passo alpino. Si lascia la poca campagna rimasta attorno a Ponte Alto e i primi condomini di periferia, dall’altro si entra progressivamente nella zona residenziale della Madonnina.
Anche valicare un cavalcavia porta spesso ad un completo cambio ambientale: un cavalcavia, a Campogalliano, vede da un lato una zona residenziale e sportiva e dall’altro la dogana. Ai Tre Olmi il cambiamento è veramente drastico, dall’ambiente di campagna a quello di capannoni industriali e artigianali, modifica peraltro avvenuta in poco tempo. I cavalcavia e le strade dividono a tal punto gli ambienti da ripercuotersi perfino su biodiversità ed evoluzione delle specie. Queste barriere artificiali dunque si comportano in modo analogo ai crinali montuosi, che fungono da spartiacque fra zone climatiche e ambientali completamente diverse. Per la città questo ha inevitabilmente anche conseguenze sociali, di degrado e di vivibilità.
Quanti passi, sottopassi, cavalcavie e rotatorie esistono a Modena? Difficile saperlo, ma sono tanti e il loro dislivello, con sbalzo di quota complessivo forse prossimi ai passi dolomitici, non manca di creare problemi in occasione delle nevicate. Ma un’altra cosa ho scoperto grazie al semplice ma tutto sommato sufficientemente preciso contachilometri della mia bici: queste montagne artificiali creano lunghi giri viziosi. Mi spiego meglio: da casa all’Università, in linea d’aria, ho una distanza di circa 10 km; in bicicletta il percorso, attraverso il centro storico, è di 13 km. Ebbene, in auto, via tangenziale, il percorso si allunga a 15.5 km, ben 2.5 km in più. Ovvio che non è pensabile far transitare le auto in centro storico, anzi andrebbe creata a mio avviso una vera isola completamente pedonale. Ma c’è un’altra sorpresa: al rientro, a causa di giri viziosi fra rotatorie, svincoli e sensi unici il percorso diventa di quasi 17 km, 1.5 km in più che comportano 0,3 kg circa di anidride carbonica. In un anno questo giro vizioso implica dunque circa 300 km in più con l’emissione di 60 kg di gas serra ed un costo di circa 25 euro. Per dieci anni, dieci volte tanto. E per il numero di auto in circolazione, lascio a voi fare i conti.
Che fare dunque? Non è certo pensabile far transitare le auto in centro città, ma nemmeno possiamo illuderci di risolvere i problemi con nuove strade, svincoli, rotatorie, barriere antirumore, assi attrezzati, gronde, passi e sottopassi che non risolvono il problema traffico ma semplicemente, lo spostano e lo allungano. Occorre pensare ad una mobilità diversa: da un lato, muoversi deve essere una scelta e non un obbligo e dall’altro mezzi pubblici e mobilità dolce dovrebbero essere la priorità. A proposito di bicicletta, deve essere vista non solo come passatempo festivo ma anche come reale alternativa all’auto.
(cortesemente pubblicato da La Gazzetta di Modena, domenica 21 febbraio 2010)
Rain and snow man

Compare oggi su Modena Qui questa mia lunga intervista, un bel racconte per cui ringrazio il giornalista modenese Sandro Bellei:
E’ l’uomo a cui ci affidiamo per capire che tempo farà.
E’ Luca Lombroso, responsabile dell’Osservatorio geofisico che si racconta in una lunga intervista a ModenaQui e ci rivela che il giorno più caldo, mai segnalato dai termometri in città fu il 20 luglio del 1983 quando si toccarono i 38,5 gradi.
Nell’inverno del 1879-80, invece, morirono di stenti 82 modenesi.
A PAG 6-7
http://www.modenaqui.it/25562
http://www.modenaqui.it/25466
Rassegna varia articoli e presentazioni
Come promesso a chi mi chiedeva info sui miei interventi, e scusandomi del ritardo, ecco a disposizione alcuni articoli, scritti e presentazioni da convegni e conferenze varie:
- Convegno ISDE Medici per l'Ambiente a Genova, 12 dicembre 2009: relazione "Clima ed energia: le sfide del futuro e gli impatti sulla salute" Presentazione in diaposive
- Presentazione alla lezione su Clima e Banche Date Ambientali, biblioteca universitaria di Reggio Emilia
- Bologna, 19 febbraio 2009, presentazione "Inverno 2009: è ancora emergenza meteoclimatica"



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