Pedalando pedalando...

150 kg di CO2 in meno... ..e un paio di peso corporeo! E' questo il risultato di non una settimana, bensì due mesi di mobilità sostenibile casa-ufficio!
Questa è anche la settimana della mobilità sostenibile, quale occasione migliore quindi per condividere le mie impressionidai pedali.
Ecco l'articolo gentilmente ospitato dalla Gazzetta Di Modena di Domenica 20 settembre, e alcune foto, di come si vede il mondo dai pedali:
Non c’è niente di meglio che provare ciò che si predica, così da oltre un mese ho “rotto il ghiaccio” (come se non bastasse la inarrestabile fusione del Polo Nord) e regolarmente (o quasi) vado da Campogalliano a Modena in bici, fino al Campus di Ingegneria in Via Vignolese. In verità avevo iniziato fin dall’inverno, al sabato, per la spesa settimanale al mercato bio-pomposa. Poi, da fine luglio, lo scatto della molla-pedale. Ora, dopo un mese e mezzo di pedalate, voglio condividere alcune impressioni di come è diverso il mondo dai pedali. Anzitutto, non esistono ciclisti, automobilisti, centauri, pedoni… tutti noi siamo persone e cittadini, con diritti e doveri. E chi dall’auto impreca ai ciclisti magari, la domenica, impreca contro automobilisti che parcheggiano sulla ciclabile o buttano cicche di sigaretta dal finestrino, sfiorando pericolosamente ciclisti e motociclisti (per non parlare del rischio-incendi).
Le ciclabili, a Modena, ultimamente sono salite alla ribalta della cronaca: strano che invece nessuno si fosse accorto o abbia polemizzato se per mesi e mesi la ciclabile da Campogalliano a Modena, lungo l’argine del Secchia, terminava mestamente, sulla Nazionale per Carpi, contro un guard rail e per lungo tempo nessuno tagliava l’erba. Allo stesso modo le polemiche si sono ora sopite e nessuno ha protestato ora che la tanto indispensabile nuova ciclabile di Ponte Alto è stata nuovamente chiusa, con una barriera insormontabile, e che nessuno si sia curato di avvisare (così come vien fatto quando si chiudono strade per lavori) preventivamente i ciclisti prima di imboccare la ciclabile.



Tutto abbastanza bene in Via Emilia a fianco del Parco Ferrari, devo segnalare invece come il semaforo di viale Italia abbia un tempo di rosso troppo lungo, che mette a dura prova il rispetto del Codice della Strada specie sotto il sole cocente; oltretutto, il verde dura così poco che a metà attraversata già scatta il giallo: mai vorrei un foto-ciclo-red!Anche a Palazzo Europa trovo poco rispettoso di noi ciclisti l’ingresso al parcheggio e come è stato messo il cantiere, che chiude drasticamente in modo pericoloso la ciclabile, ma via, coi pedali, fiancheggio l’ITI Corni: i ricordi di scuola sono anche ricordi di gioventù, e in gioventù si fanno anche errori: giustamente mi viene a mente la sgridata di un vigile quando attraversai fuori dalle strisce, e come punizione mi rimandò indietro e al semaforo: più che giusto!

Proprio in centro vi sono nuovi e insidiosi pericoli: auto e furgoni, autobus, e anche pedoni e ciclisti che si guardano poco attorno: sono le conseguenze della scarsa chiarezza: ZTL non significa che non vi sono mezzi a motori, troppi i mezzi con permessi vari, ci vorrebbe più coraggio, come in molte città europee: tutti fuori, auto, furgoni ecc, e maggior regolamentazione con una corsia per i BUS.
Ma il peggio è via Emilia Est: il tratto di ciclabile di Largo Garibaldi infatti è trafficato, buon segno, da molte bici ma affiancato pericolosamente dai bus e soprattutto dopo, fine: un tratto di ciclabile poco chiaro a fianco di un marciapiede termina contro auto parcheggiate, quindi è la giungla: l’istinto di adattamento e sopravvivenza mi ha consentito di raggiungere sempre incolume Via Campi e Via Araldi, ma ora capisco gli zig zag di alcuni ciclisti e chiedo perdono e comprensione ad automobilisti e autisti di bus: fra buchette, tombini, auto in doppia fila ecc come dicevo occorre un vero spirito di sopravvivenza oltre a robusti glutei. Il semaforo con Via Del Pozzo poi lascia transitare, col verde ciclopedonale, chi svolta verso il policlinico, incluso i bus e la cosa non è affatto chiara e quindi molto pericolosa soprattutto per i tanti anziani che vanno a piedi o in bici.



Ma, bomba o non bomba, come diceva Venditti, noi arriveremo a Roma e io invece arrivo in ufficio: 13 km da casa, anziché i 15.5 in auto (e parlerò di questa differenza); circa 3 kg di CO2 evitata, risparmio di un litro di benzina/gasolio o un metro cubo del falsamente ritenuto ecologico metano o GPL, e, perché no, risparmio di circa 2 euro, fra combustibile, manutenzione e ammortamento auto. In questi due mesi così ho risparmiato circa 100 euro ed evitato ben un quintale e mezzo di emissioni di CO2; vero, occorrono 600 viaggi circa per compensare quanto è costato, in emissioni, il mio volo verso il Costa Rica, ma insisterò. Ognuno di noi dovrebbe farsi il suo “budget di CO2” e scegliere come e dove tagliare, io dalle 10 tonnellate sono già sceso a circa 7, il limite sostenibile sarebbe sulle 3-4 tonnellate, è dura ma si può fare, la prima fetta si toglie facilmente con le buone pratiche, il resto occorre anche altro. Oggi intanto piove, primi segnali di autunno: ci voleva, ma (per ora) non ce la faccio e ho usato l’auto: 20 minuti anziché 45, ma quando c’è fila in tangenziale ce ne metto anche 50. Pertanto insisterò, perfino col maltempo. Le buone pratiche vanno anche messe in pratica, da chi le divulga e soprattutto dai politici.

Arrestato James Hansen

Mi sembra che finora i giornali Italiani non abbiano ancora riportato questa incredibile notizia, almeno nelle versioni web non ne trovo traccia. Eppure James Hansen sta ai cambiamenti climatici come Paul Crutzen al buco dell'ozono, la Rita Levi Montalcini alle malattie genetiche o Einstein alla fisica e alla teoria della relatività.
La prima proiezione di James Hansen sul cambiamento climatico, negli anni 1980, non si discosta sostanzialmente su quelle odierne dell'AR4 dell'IPCC. Ma più che le previsioni climatiche ora sono quelle socio politiche a preoccuparmi: i tempi cupi non sono più una previsione ma un fatto.
così come saranno i cambiamenti climatici, un fatto, a giudicare un domani, la veridicità degli allarmi di James Hansen e altri. Questo arresto, con le dovute proporzioni, potrebbe essere un domani definito il "caso Galileo" del Global Warming.
Luca Lombroso
Ecco il commento di Ugo Bardi nel blog ASPO Italia:
http://aspoitalia.blogspot.com/2009/06/james-hansen-scienziato-alla-nasa.html
Sta facendo il giro del mondo la notizia dell'arresto - ieri, 23 Giugno - di James Hansen, climatologo della NASA, mentre protestava contro una miniera di carbone in Virginia. Hansen è uno dei climatologi più attivi e più noti nel campo degli studi sul riscaldamento globale.
Sono stato in contatto più di una volta con Hansen e i suoi collaboratori. La senzazione che hai parlando con loro è chiarissima: chi lavora seriamente sulla questione del riscaldamento globale si rende conto sempre di più che siamo nei guai. Eppure, mentre gli scienziati raccolgono dati, il pubblico e i politici si perdono in polemiche sciocche e senza costrutto.
E' la frustrazione nei riguardi dell'inazione e all'ignoranza che circonda il problema del riscaldamento globale che ha spinto Hansen al gesto clamoroso di una pubblica protesta come quella di ieri. Non basta certamente questo, ma se Hansen l'ha fatto vuol dire che ci vuol dare una scossa a tutti quanti: fare qualcosa contro il riscaldamento globale è urgentissimo.
Rischiamo seriamente quella "transizione verso un pianeta diverso" di cui Hansen ha parlato spesso. Non so cosa ne pensate voi, ma a me il pianeta piace così com'è, e non ne vorrei un altro.
maggiori approfondimenti qui
http://dotearth.blogs.nytimes.com/2009/06/23/hansen-of-nasa-arrested-in-coal-country/?hp




Ultimi commenti