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Record-NoRiscaldamento

di Lombo1964 (03/11/2008 - 22:48)


Quest’anno non ho ancora acceso il riscaldamento:  mi basta quello globale!

Siamo al 3 novembre, e ho battuto il “record” del  2006, i termo sono spenti! Niente (per ora) spese e investimenti particolari, semplicemente “resistenza” e qualche maglione e coperta in più. Ogni giorno di “evitato riscaldamento” significa evitare di bruciare anche 5-10 m3 di gas metano, combustibile certo meno inquinanti di altri ma sbagliato chiamare “ecologico”, evitare circa il doppio, come numero, di kg di anidride carbonica, ovvero 10-20 kg e, perché no, anche alcuni euro al giorno di spesa! Ovviamente questi conti cambiano di caso in caso, o meglio di casa in casa, per Casa Kyoto ® addirittura sono 0, siccome in questo “catalogo di soluzioni”  non vi è più il contatore del gas!

Ma il gas le nostre case, oltre 20 milioni di case energivore e “sprecone”  lo usano eccome, e purtroppo rammarica  vedere   troppi edifici tenere inutilmente il riscaldamento acceso nonostante le giornate straordinariamente miti. Spesso sono edifici pubblici, di questi tempi è di moda sparare sugli sprechi dello Stato, ma è bene dire che lo spreco del termo acceso inutilmente dilaga anche in edifici privati, commerciali e industriali, e guai dire qualcosa a questi ultimi due, per non parlare dei “funghi riscaldatori” di bar, ristoranti e locali all’aperto: un vero “bruciare denaro per scaldarsi e annusarsi pure il fumo”.



Spulciando fra i dati del passato dei gradi giorno registrati a Modena nel libro “L’Osservatorio di Modena: 180 anni di misure meteoclimatiche” ho notato una cosa curiosa: se nel XIX secolo e a volte anche nella prima metà del XX secolo non erano rari anni con condizioni “reali” più tipiche della zona climatica F, ovvero delle località Alpine, senza limiti di riscaldamento, negli ultimi anni troviamo invece spesso condizioni tipiche delle località di fascia D, cioè dell’Italia centrale; vale a dire, località dove i termo si possono accendere solo dopo il 1° novembre, e per “sole” 12 ore al giorno. E invece… e invece,   ai primi effimeri giorni freddi, o meglio freschi, di fine settembre, via le deroghe, non solo a Modena ma in molte città del nord, e termo accesi a tutto spiano in troppi edifici e mai più spenti. Forse la normativa andrebbe adeguata, o forse andrebbe inserita non solo la deroga-freddo, ovvero l’autorizzazione ad accendere in anticipo quando fa più freddo del normale, ma anche la deroga-caldo, ovvero l’obbligo di spegnere quando fa più caldo del normale.

Così potremmo da  cogliere uno dei pochi lati positivi del riscaldamento: e aiutarci così a rispettare Kyoto (fonte della vignetta: http://www.aduc.it/dyn/vignetta/index.php su gentile segnalazione di Antonello), ma si sa, il clima sta cambiando in fretta, senz’altro più in fretta di (alcune) leggi.



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L'Osservatorio di Modena: 180 anni di misure meteoclimatiche

di Lombo1964 (15/03/2008 - 22:29)


"l'Osservatorio di Modena: 180 anni di misure meteoclimatiche"

Il clima di Modena in cifre, tabelle, grafici e immagini raccontato in un prestigioso volume curato da Luca Lombroso e Salvatore Quattrocchi. Un progetto della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, realizzato dalla Società Meteorologica Italiana ONLUS in collaborazione con l'Osservatorio Geofisico del Dipartimento di Ingegneria dei Materiali e dell'Ambiente dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia.

E' da oggi disponibile il volume "L'Osservatorio di Modena: 180 anni di misure meteoclimatiche", pubblicato dalla Società Meteorologica Italiana Onlus (SMI, sito www.nimbus.it) in base a un progetto finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, col sostegno del Dipartimento di Ingegneria dei Materiali e dell'Ambiente dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia. Del volume, che ha il patrocinio dell'Ateneo emiliano e del Comune di Modena, ne sono autori Luca Lombroso e Salvatore Quattrocchi, soci della Società Meteorologica Italiana (SMI) e tecnici dell'Osservatorio Geofisico universitario, con la collaborazione della redazione scientifica della SMI. La prefazione è di Luca Mercalli, Presidente della Società Meteorologica Italiana, e le introduzioni sono state curate da Andrea Landi, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, da Gian Carlo Pellacani, Rettore dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia e da Anna Corradi, Direttore del Dipartimento di Ingegneria dei Materiali e dell'Ambiente

Il volume, di 512 pagine, a colori, riccamente illustrato, copertina in brossura, dim. 21 x 26 cm, è distribuito attraverso il portale www.nimbus.it e può essere ordinato anche attraverso le principali librerie.

Per maggiori informazioni o l'acquisto per corrispondenza vedasi anche alla pagina
http://www.nimbus.it/meteoshop/VediLibro.asp?IdArticolo=559&IdPag=

A questa pagina trovate il comunicato stampa e alcune immagini tratte dal libro.


Sono molte le persone ed enti che, insieme a Salvatore Quattrocchi,  dobbiamo ringraziare per aver potuto realizzare questo "sogno nel cassetto", ad iniziare dalla  Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, L'Università e Il Dipartimento di Ingegneria dei Materiali e l'Ambiente, La Società Meteorologica Italiana e la sua redazione scientifica e soprattutto l'amico Luca Mercalli.
Per non dimenticare nessun altro mi fermo qui, e oltre a quanti ringraziamo nei frontespizi, dico

Grazie a tutti quanti!

Tag: libri,clima,modena

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Autodromo? no grazie

di Lombo1964 (30/12/2006 - 00:38)

A Modena si dibatte ancora della famosa questione autodromo. Una delle poche aree non cementificate sta per essere sacrificata alla logica della speculazione e della cementificazione.

http://associazioni.monet.modena.it/lambmo/Documenti/autodromo.htm

http://www.beppegrillo.it/modena/

A me piace chiamare le cose col loro nome: un impianto che brucia rifiuti si chiama inceneritore, e non termovalorizzatore (termine che non esiste nella lingua Italiana). Un luogo dove si provano auto, in qualsimoda modo e con qualsivoglia scopo, si chiama autodromo e non pista di guida sicura.

Malgrado le mie critiche alla società moderna sono e resto un "ferrarista" di vechcia data. non perchè ho (e mai avrò) una Ferrari ma perchè amavo il modo di correre della Ferrari e ammiravo il mito. correvo e correrei ancora a Maranello a vedere i vari piloti provare fin dai tempi di Didier Pironi, la Ferrari ha stravinto senza bisogno di autodromi a Modena, del resto:

Fiorano: 20 km - Imola: 100 km - Mugello: 100 km – Varano: 60 km – Monza: 200 km: mancano forse autodromi?

La nostra società è vicina a una doppia sfida: un cambiamento climatico epocale e il declino delle risorse energetiche (e non solo): le future generazioni hanno bisogno di nuove fonti energetiche, pulite e rinnovabili, di scuole, di ospedali, di asili nido e di centri per anziani.  

Sono questi gli investimenti “produttivi” per il futuro, non strade, autostrade, ferrovie, poli logistici e men che meno autodromi! 
E un giorno tutto il suolo perso ci servisse di nuovo per  coltivare fragole o fare   Lambrusco, Parmiggiano o grano e granoturco per mangiare?

Forse qualcuno sarà scontento oggi ma facilmente molti potrebbero ringraziare domani

un meteorologo Ferrarista

 

 

 

 

 

 

 

 

Luca Lombroso

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