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Categoria Energia
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Lettera aperta di ASPO Italia sul declino del petrolio

di Lombo1964 (11/05/2010 - 15:09)


Lettera aperta, inviata da ASPO Italia a tutti gli amministratori delle Regioni e delle Province, allo scopo di contribuire al miglioramento del quadro conoscitivo in materia energetica, con particolare riferimento alla disponibilità delle fonti fossili.

Download this file (lettera_aspo_italia.pdf)aspoitalia.pdf  

Egregio Sig. presidente,
Ci permettiamo di sottoporre alla sua considerazione la presente comunicazione, con l'obiettivo di contribuire al quadro conoscitivo nel settore energetico, che costituisce materia concorrente tra Stato, Regioni ed Enti Locali.

LA DISPONIBILITA' DI PETROLIO A BASSO COSTO E' IN DECLINO
Sussistono ragioni molto fondate per ritenere che la crisi finanziaria, partita nel 2007 in modo graduale ed evoluta nel 2008 in un vero e proprio ridimensionamento dell'economia globale, tragga in gran parte la propria origine nell'incapacità di estrarre petrolio greggio in quantità sufficienti, e a costi sufficientemente bassi, tali da sostenere la crescita imposta dall'economia aperta di mercato ormai affermata in tutto il mondo.

La medesima crisi e la conseguente diminuzione dei consumi ha senza dubbio avuto l'effetto, molto temporaneo, di rallentare l'incipiente deficit di petrolio, ovviamente al costo di un relativo impoverimento di molti Paesi e degli strati più svantaggiati delle relative (e sempre crescenti) popolazioni; l'attuale stabilizzazione dei prezzi del barile di petrolio oltre gli 80 dollari testimonia tuttavia che i fondamentali scatenanti non si sono modificati.

La relativa e modesta ripresa in corso non potrà che accentuare e avvicinare il momento in cui l'offerta di petrolio non potrà più fare fronte alla domanda minima sufficiente a sostenere la crescita necessaria a uno sviluppo armonico e al benessere diffuso.

La stessa Agenzia Internazionale per l'Energia e il Governo USA (cfr. Approfondimenti in fondo al testo) hanno diffuso per la prima volta un avvertimento che, se ben interpretato e seguito da azioni adeguate, potrà aiutare almeno ad attenuare gli effetti del prossimo "crash" petrolifero.
La nostra associazione si permette di suggerire una particolare attenzione non soltanto al suddetto previsto evento, ma anche alla sua collocazione nel tempo, che è estremamente ravvicinata (entro 2-3 anni) e che di fatto rende difficilmente proponibili e praticabili programmi di riconversione a breve termine del sistema energetico e tecnologico.

Emerge qualche positivo elemento di speranza, almeno per il nostro Paese, rappresentato, a titolo d'esempio, dal vero e proprio "boom" del fotovoltaico, passato in pochi anni da una nicchia trascurabile a oltre 1.200 MW di potenza installata, e dell'eolico, la cui potenza installata presto raggiungerà i 5.000 MW, complessivamente contribuendo per quasi il 5% al fabbisogno nazionale di energia elettrica.

La via d'uscita è tuttavia stretta e lunga, e deve essere percorsa in fretta!

Essa necessita un forte sostegno da parte di tutti i livelli di governo e amministrativi riguardo alla produzione di energia da fonti rinnovabili, al risparmio e all'efficienza energetica e al trasporto sostenibile.

QUALCHE DATO SUL PICCO DEL PETROLIO
Il grafico che presentiamo è stato prodotto dal Dipartimento dell'Energia (DOE) del Governo degli Stati Uniti d'America a partire dai dati dell'Agenzia Internazionale per l'Energia (AIE),
agenzia intergovernativa dei Paesi OCSE, dedicata allo studio e alle previsioni sul futuro
energetico mondiale.

La stessa figura prospetta un futuro energetico molto preoccupante, caratterizzato a breve dal picco della produzione di combustibili liquidi.
Si tratta di un evento storico già in corso, il cui momento critico è collocabile, secondo i dati AIE, tra circa 18 mesi, intorno al valore di 87 milioni di barili al giorno.

La produzione di petrolio convenzionale, che è in pratica tutto il petrolio con cui è stato alimentato il metabolismo sociale ed economico mondiale almeno negli ultimi 50 anni, ha superato un picco di capacità nel 2008, ed è prevista declinare con un tasso annuo del 4%.
L'apporto di petrolio non convenzionale, essenzialmente sabbie bituminose e altri progetti simili, non coprirà che in minima parte il deficit che si sta aprendo tra domanda e offerta.

Tale deficit è rappresentato, nella figura, dall'area bianca classificata come l'insieme dei progetti produttivi ancora da identificare, che si trova tra la porzione colorata della figura data dalla somma della produzione delle varie categorie di liquidi combustibili e la curva in colore blu scuro, che rappresenta le previsioni dell'AIE sulla domanda da oggi al 2030.
In altre parole, la parte colorata della figura rappresenta la realtà, la parte bianca
l'immaginazione.

Questa quantità di petrolio "immaginario" ammonterebbe, nel 2030, alla cifra stratosferica di 60 milioni di barili al giorno, pari alla produzione attuale di sei produttori come l'Arabia Saudita.
I problemi, tuttavia, inizieranno molto prima, allorché la domanda inizierà a superare
definitivamente l'offerta.

Purtroppo le scoperte di nuovi giacimenti, lungi dal ripetere i fasti dei tempi in cui furono
individuati i grandi campi petroliferi che ci hanno generosamente servito per diversi decenni, dopo un picco a metà degli anni sessanta del secolo scorso, sono andate irregolarmente ma inesorabilmente calando e si attestano oggi intorno ad 1/5 dei consumi. Tali scoperte sono inoltre principalmente costituite da progetti petroliferi estremamente complessi dal punto di vista geologico e ingegneristico (per esempio in alto mare, in zone perennemente coperte da ghiacci, a profondità chilometriche, greggio di qualità scadente, contenente sostanze pericolose o da eliminare, complicate lavorazioni di enormi quantità di sabbie o di rocce).

Tale complessità si riflette, ovviamente e prima di tutto, in costi economici più alti e ritorni energetici minori (minore estrazione di petrolio per unità di energia spesa per estrarlo), aspetto, quest'ultimo, che, indipendentemente dalle quantità di petrolio ancora esistenti, definisce il "vantaggio" tramite il quale la struttura socio-economico-produttiva può continuare a svilupparsi.

Negli anni Trenta del secolo scorso si utilizzava l'energia corrispondente a un barile di petrolio per estrarne cento, oggi con un barile se ne estraggono da dieci a quindici, e ciò pur tenendo conto degli enormi progressi tecnologici intervenuti nel frattempo!

La stessa crescente complessità della ricerca ed estrazione di petrolio si riflette anche, come purtroppo testimoniano le recenti cronache dal Golfo del Messico, in un aumentato rischio di incidenti dalle conseguenze particolarmente gravi e durature.

Da tempo la nostra associazione ha divulgato ad ogni livello della società, dalle scuole elementari fino agli organi di governo dello Stato, delle Regioni e degli Enti Locali, l'entità, la tempistica e le possibili conseguenze del picco petrolifero, così come ora trovano conferma nel documento del Dipartimento dell'Energia del Governo degli Stati Uniti.

Il metabolismo sociale ed economico del nostro Paese, delle sue Regioni e città è ancora totalmente dipendente dalla fruibilità di combustibili liquidi a buon mercato.

Il panorama prevedibile nella fase di declino di disponibilità di tali combustibili è caratterizzato da costi crescenti degli stessi che si trascineranno dietro costi crescenti dell'energia in generale e delle materie prime (come si è visto nel periodo 2004-2008).

Tutti i settori produttivi, dai trasporti all'agricoltura, così come l'intero assetto economico e sociale soffriranno - in modo al momento imprevedibile - generando una riduzione delle disponibilità di beni, servizi e lavoro così come oggi li concepiamo.
Si rileva che l'attuale fase di sostituzione dei combustibili liquidi di origine petrolifera con il gas naturale può alleviare solo in minima parte i problemi per il settore dei trasporti.

La scrivente Associazione evidenzia quindi la necessità che l'azione politica e amministrativa si occupi nel più breve tempo possibile di garantire alla società il mantenimento dei servizi essenziali scoraggiando la deriva verso il superfluo e focalizzandosi verso la preparazione, sia materiale, sia culturale, di una comunità informata e resiliente, chiamata ad affrontare un periodo di diminuzione del flusso di beni e servizi senza per questo collassare o trasformarsi in qualcosa di diverso e sicuramente meno gradevole.

In questo quadro si evidenzia inoltre il carattere controproducente dei progetti di rilancio del paradigma vigente, rappresentati dall'ipotesi di incrementare l'uso del carbone e dal ritorno al nucleare, che sottendono l'idea non sostenibile della crescita materiale infinita. Grati per la Sua considerazione, rimaniamo a disposizione per qualsiasi approfondimento.

* Aspo Italia
Associazione per lo studio del picco del petrolio

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stampanti e stand by

di Lombo1964 (28/07/2009 - 13:16)


Dura la battaglia di noi divulgatori ambientali. Ci prodighiamo a dire di non lasciare gli stand by e sentite cosa mi succede: al rientro dal viaggio in Costa Rica la stampante a getto d’inchiostro Brother MFC 620 CN come al solito non funziona più, getti secchi e stampa bianca. Stampe peraltro necessarie: documenti, bollette, fatture ecc che magari qualcuno dice che, grazie all’on line, risparmiamo carta e invece le varie multi utility in questo modo scaricano sull’utente in quanto per ragioni fiscali e contabili vanno spesso conservate.
Dunque, per il terzo anno consecutivo stampante a secco. Lo scorso anno non ho ceduto alle pressioni di buttarla e comprarne un’altra e l’ho fatta riparare, anche se è costato quasi come comprarla nuova. Quest’anno la mia pazienza ha superato i limiti e ho chiamato il servizio clienti Brother, 02950019777 http://www.brother.it/g3.cfm/s_page/84220.
Mi è stato chiesto: “lei ha staccato la spina?”
Risposta: “certo!”
Brother: Ma così lei fa seccare le cartucce e gli ugelli. Deve lasciarla attaccata e accesa!”
R: “guardi, non ci penso neanche, perché devo sprecare energia e consumare e magari rischiare che in caso di guasto si incendi o altri problemi?”
B: “Eh, ma non c’è niente da fare, se vuole che non si secchi deve lasciarla accesa, e poi c’è l’opzione risparmio energetico!”

R: “beh un aggeggio del genere è progettato male e non dovrebbe essere nemmeno venduto”
B: “non so cosa farci, la stampante è così, se le va bene altrimenti …”
R: “beh la prossima volta chiederò a chi mi bagna i fiori anche di farmi qualche stampa…”


Per la cronaca la stampante assorbe
10-15 W in fase di stampa
7 W accesa a riposo
3 W in risparmio energetico

2 W x 24 ore X 20 giorni= 960 Wh, ovvero circa   1 kWh, comportanti circa mezzo kg di CO2 nel processo di produzione energetica
In un anno invece sarebbero circa 17 c  kWh, che comportano grosso modo 8 kg di CO2.

Considerato che per il volo AR Bologna-Madrid-San Josè si sono emesse, per la mia quota passeggero, circa 2.9 t CO2 Dunque le emissioni di un passeggero in volo intercontinentale  equivalgono allo stand by in “risparmio energetico” di circa 360  stampanti per un anno.  Considerato che su un A340 ci sono circa 250 passeggeri, un volo intero corrisponde allo stand by di 90000 stampanti, se non mi sono perso nei conti.
Le buone pratiche ambientali sono importanti, ma tutti devono fare la loro parte. Proprio tutti. Anche industria, economia e commercio, dalla progettazione alla distribuzione e vendita. Senza scuse, inclusa l’obsolescienza programmata e percepita.. 

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How it's made - solar panel

di Lombo1964 (16/05/2009 - 21:56)

Partendo dal filmato rilanciato da Trashfood sulla filera degli hot dog ho trovato questo interessante filmato sulla costruzione dei pannelli solari:

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via col vento

di Lombo1964 (06/03/2009 - 18:09)


Non tutto il male vien per nuocere: il ciclone "Berthold" che tanto maltempo sta portando sulla nostra martoriata penisola, con il consueto stillicidio di notizie di frane, allagamenti, nevicate e vento, ha anche portato una bella "sventagliata" sulla Spagna toccando così il nuovo massimo del 40% dell'intera nazione prodotto dall'eolico. 
Un picco di ben 11180  MW (piccola strigliata al Guardian, che sbaglia a scrivere le unità di misura, megawatt si scrive MW e non mw!) nonostante che, dato il vento fin troppo forte, le turbine lavorassero al 69% della loro potenzialità.
Nel mio viaggio in Galizia portai a casa, come ricordo, un sasso ricoperto dal catrame della petroliera Prestige naufragata 3 anni prima di allora, è un sasso che raccoglie curiosità e inquietudine quando lo mostro alle conferenze e soprattutto nelle scuole. "pensate", dissi, "se invece che una petroliera fosse naufragata una uraniera!". Non ho invece pensato di portare a casa un po' di vento, e dire che ce n'era tanto, non a caso si chiama, il posto di questa foto "costa de la muerte", qui naufragarono molti velieri un tempo e non riuscivo quasi ad aprire la portiera dell'auto, e le pale giravano a tutta velocità. 
A proposito di nucleare, ne ho già parlato e sto anche rispolverando i miei vecchi libri di perito nucleare, nessun preconcetto, ma ha fatto il suo tempo, importante momento storico, ma non è successo, come si diceva che "l'energia col nucleare costerà così poco che non converrà nemmeno installare un contatore per farla pagare". Fra i tanti problemi, ci sarebbe anche quello dell'acqua.

Frase storica di conclusione? Nucleare? Preferisco via col vento!


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Buon Compleanno, (Casa) Kyoto!

di Lombo1964 (16/02/2009 - 06:30)




Oggi è il 4° anniversario dell’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto: un compleanno per cui in Italia ci sarebbe ben poco da festeggiare, visto che nonostante l’impegno di riduzione delle emissioni del 6.5% siamo riusciti ad aumentarle, fino ad un paio di anni fa, di ben il 13% e l’UE ci mette nella lista dei paesi che non riusciranno a raggiungere gli obiettivi:

I risultati in termini di emissioni rimangono eterogenei nell'UE a 15. Alcuni Stati membri non sono ancora in linea con i loro obiettivi di Kyoto. Tuttavia, se si tiene conto dei risultati eccezionali attesi da altri Stati membri, nel suo insieme l'UE a 15 dovrebbe rispettare il proprio impegno di Kyoto.

Professoressa Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell'Agenzia europea dell'ambiente

L'obiettivo generale di Kyoto per l'UE a 15, ossia ridurre le emissioni dell'8%, corrisponde a obiettivi differenziati per ciascuno Stato membro. Nel 2006 quattro Stati membri dell'UE a 15 (Francia, Grecia, Svezia e Regno Unito) avevano già raggiunto un livello inferiore al loro obiettivo di Kyoto. Altri otto Stati membri dell’UE a 15 (Austria, Belgio, Finlandia, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi e Portogallo) prevedono di conseguire i loro obiettivi, ma le previsioni di tre Stati membri (Danimarca, Italia e Spagna) indicano che non realizzeranno i loro obiettivi di riduzione.

C’è però qualcosa da festeggiare lo stesso: oggi si inaugura e presenta alla stampa, a Gavirate (VA), “Casa Kyoto”, un esempio virtuoso di buona pratica ambientale che seguo da tempo in Convegni e Fiere. Un bell’esempio che va nella direzione non solo del rispetto del Protocollo di Kyoto ma anche del nuovo “Pacchetto 20 20 20 2020”. Nell’edificio-prototipo di Gavirate  sono state applicate le 10 le mosse CASAKYOTO necessarie per la riqualificazione energetica dell’edilizia esistente, la casa è così passata da classe energetica G a classe A azzerando così consumi, grazie alle rinnovabili che coprono i bassi fabbisogni, e le emissioni.


Ecco 10 mosse CASAKYOTO:
1-    Diagnosi energetica dell’edificio, ovvero capire quanti sono i consumi e le emissioni per intervenire con una o più mosse sull’edificio analizzato con strumentazione di misura in opera.
2-    Isolamento delle pareti (dall’esterno, dall’interno o in intercapedine) e isolamento della copertura per ottenere sia un comfort invernale sia estivo.
3-    Isolamento del pavimento e degli impianti di scarico.
4-    Isolamento delle finestre con telai ad elevate prestazioni di isolamento termico, acustico e di tenuta all’aria.
5-    Isolamento dei vetri, autopulenti e antisfondamento.
6-    Ventilazione meccanica controllata, a doppio flusso per il controllo costante della salubrità degli ambienti e per il recupero di calore.
7-    Solare termico, per la produzione di acqua calda sanitaria.
8-    Pompa di calore e geotermia.
9-    Fotovoltaico, per ottenere un bilancio complessivo annuale pari a zero dato che tutti i consumi sono riconducibili a energia elettrica.
10-    Domotica, per l’ottimizzazione della gestione degli impianti presenti all’interno dell’edificio.

Allora Buon Compleanno, Casa Kyoto!

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