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di Lombo1964 (06/01/2010 - 08:34)



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Alluvione di Natale

di Lombo1964 (26/12/2009 - 08:54)


 

 

Una situazione del genere, penso, non si era mai vista in passato: nel giro di pochi giorni si è passati da un’ondata di freddo piuttosto anomala, ma non da record, ad una straordinaria ondata di caldo associata a forti piogge  in montagna con repentina fusione della neve caduta i giorni precedenti. E, beffardamente, proprio la notte di Natale.  Una perturbazione veramente cattiva e beffarda, verrebbe da dire, ma tutto previsto e prevedibile. Mai come in questa circostanza speravo di sbagliare previsione. Invece no, puntuale, dopo il gelicidio è arrivata, inaspettata ma, ripeto, non imprevista, l’emergenza fiumi.

Qualche dato rende l’idea della straordinarietà della situazione. Straordinarietà, ma non eccezionalità e il motivo è semplice: il clima è in inequivocabile cambiamento e avvengono sempre più spesso fenomeni nuovi, “a sorpresa”. Col clima in cambiamento più che al passato dobbiamo guardare al futuro,  preparandoci per tempo, pianificando e dimensionando la nostra società, le case, le strade, le aree industriali e commerciali e le infrastrutture non solo in base al passato ma anche tenendo conto degli scenari futuri. Ma questo praticamente mai viene fatto: costa troppo e non è previsto dalle leggi attuali. Eccezionale non è  l’evento meteo ma  il maltrattamento dell’aria, ma anche dell’acqua, del suolo e del territorio, sottoposto a una selvaggia cementificazione che strappa al fiume il suo spazio vitale.

I dati meteo dell’alluvione

Vediamo dunque alcuni dati: Modena Osservatorio  ha segnato una temperatura massima di 7.9°C, con un’escursione termica di circa 16°C da lunedì scorso. La mia stazione personale di Migliarina da una minima di -12.9°C sabato scorso 19 dicembre è balzata a una massima il giorno di Natale di 8.6°C, uno aumento di 21.5 in pochi giorni. A Zocca osservo uno sbalzo da -9.5°C sabato scorso a +13.2°C oggi, ben 22.7°C di escursione e a Canevare di Fanano, presso l’Agriturismo del Cimone, da -11.4°C a +10.9°C. Record, probabilmente,a Pavullo aeroporto, da -18.2°C il 20.12 a +13°C la vigilia di Natale, con una escursione di 31.4°C in pochi giorni. Moderate   le piogge in pianura, 15-20 mm sommate ad altrettanti di neve fusa, ma abbondanti in montagna, specie nel bacino del Secchia nell’Appennino Reggiano dove alcune stazioni (Fonte sito ARPA E.R) hanno registrato, come all’Alpe di Succiso, oltre 300 mm in 48, a cui si aggiunge l’acqua proveniente dalla improvvisa e velocissima fusione della neve di quasi un metro di neve. Un evento più tipico della primavera che non dell’inverno, probabilmente mai avvenuto con questa intensità e velocità almeno negli ultimi 200 anni. Peraltro, livelli e portate, oltre 10 m di altezza del Secchia e circa 740 m3/s a Ponte Alto, sono paragonabili a quelle delle grandi alluvioni del 1966, 1972 e 1973.

 

Cosa succederà nei prossimi giorni?

Le previsioni vedono un nuovo veloce peggioramento nella sera di S.Stefano, sabato 26.12, quando un veloce ciclone passa sul Tirreno, che porterà, ma solo temporaneamente, una nevicata in Appennino, 5-20 cm sul crinale ma con neve fino alla bassa collina e, deboli piogge in pianura. Altrettanto velocemente domenica 27.12 al mattino il tempo migliora e anche lunedì 28.12 è una giornata discreta, con lievi gelate mattutine ma non particolarmente fredda. Purtroppo però ben presto inizierà ad avvertirsi, in montagna, il vento da sudovest caldo rinforzare a causa dell’azione di una profonda depressione  stazionaria a ovest della Spagna, con piogge in Appennino. Da martedì 29.12 a giovedì 31 soffieranno quasi costantemente venti caldi in montagna e si susseguiranno veloci e dinamiche perturbazioni, tutte piovose in quanto lo zero termico balzerà di nuovo a 2200-2500 m circa. In sostanza si alterneranno alcune ore di pioggia debole-moderata in montagna e irregolare in pianura a pause di variabilità, con una perturbazione piovosa anche in quota più attiva proprio l’ultimo giorno dell’anno, anche se per fortuna meno intensa di quella della notte di Natale. Un po’ più freddo a inizio anno, ma con evoluzione ancora incerta.

In vent’anni di attività di previsione non ho mai visto nulla di simile, e probabilmente Modena ed anche Reggio Emilia mai hanno vissuto simili estreme situazioni: in pochi giorni temperature a doppia cifra ribaltate di segno, da -10,-12 agli stessi valori col segno positivo e sotto situazioni perturbate, con la neve che arriva improvvisa e poi altrettanto velocemente se ne va.

 

Guarda caso, fra gli scenari dei cambiamenti climatici compaiono anche eventi come questo: le ondate di freddo non scompaiono del tutto, ma diventano meno frequenti del passato e meno intense, seguite talvolta da repentina fusione di neve e ghiaccio; pochi anni fa era successo in Norvegia a febbraio, ora tocca a noi, proprio a Natale. E’ naturale che si resti disorientati, che taluni pensino “ma dove è finito il riscaldamento globale”: purtroppo è sempre qui, ovvio che si resta disorientati e difficilmente si percepisce da un lato la differenza fra tempo e clima (“climate is what you expect weather whato you get”). C’è molto di che rifletterci e perciò penso che prima di tutto occorra prevenire e informare su cosa ci aspetta nei prossimi giorni.

Il cittadino deve fare la sua parte, a partire dal saper rinunciare, se necessario, all’uso dell’auto e dall’essere consapevole che non siamo onnipotenti solo grazie a soldi e tecnologia e che in certe condizioni disagi, soprattutto nei trasporti, sono inevitabili.  Non dimentichiamo che treni ed anche strade sono spesso in difficoltà in condizioni meteo normali sia per inefficienze sia perché ci muoviamo molto di più del passato, figuriamoci dunque col maltempo.

Le autorità devono però migliorare   il sistema di allertamento e informazione ufficiale per la cittadinanza, sostanzialmente  assente o comunque carente. Devono pianificare meglio le nostre città, con più servizi di prossimità, evitando spostamenti obbligati per fare shopping, andare al cinema, o usufruire dei servizi pubblici. Cinema multisala, centri commerciali, grossi poli scolastici, ecc sono vere e proprie “calamite del traffico”.  Chi governa, localmente o a livello centrale, dovrebbe soprattutto riflettere sul medio e lungo termine e pianificare di conseguenza: da tempo si sa a cosa si va incontro, ma non ci siamo preparati non solo nel mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici ma nemmeno sull’adattamento, ovvero su migliorare la prevenzione di eventi che sono solo in parte calamità naturali, in quanto le cause del loro aumento di intensità e frequenza sono probabilmente antropiche e i cui danni sono accentuati dall’incuria dell’uomo.

Da un libro di storia locale di Campogalliano trovo questa frase quanto mai di attualità oggi che si pensa solo a Cispadana, Modena-Sassuolo, autodromo e digitale terrestre

 

“se si vuole veramente la ripresa economica, se si vogliono determinare nuove possibilità di occupazione, se si vuole avere garanzia per l’aumento della produttività e quindi del reddito nazionale e il benessere delle popolazioni, le scelte da farsi in primo luogo sono quelle della difesa da così vaste ondate di piena dei fiumi e non la televisione a colori o le autostrade

 

Domenico Pietri, Sindaco di Campogalliano,

nel 1972 dopo una grande piena del Secchia.

 

 

 

Luca Lombroso, 26 dicembre 2009.

 

 

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Che bello, l'arcobaleno!

di Lombo1964 (31/05/2009 - 15:59)


Ecco, dopo il forte temporale dello scorso 27 maggio, un romantico arcobaleno sul viadotto TAV in località Barchetta, Campogalliano. Ora si può veramente dire che il treno passa in un... baleno".

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Fulmini e saette

di Lombo1964 (22/05/2009 - 21:31)

See more funny videos and TBT Videos at Today's Big Thing.


Complimenti al post e al video segnalato da Attivissimo.
I fulmini sono affascinanti ma pericolosi, incredibile che ancora oggi la maggior parte degli incidenti da fulmine avvengano sotto gli alberi e che, almeno negli USA, i fulmini uccidano più di tornado e uragani.
Ecco alcune regolette per chi va in montagna:
  • non appena si sente il tuono, cercare riparo
  • Regoletta "30/30": se passano meno di 30 secondi fra lampo e tuono, vai immediatamente al riparo e restaci fino a 30 minuti dopo aver udito l'ultimo tuono o visto l'ultimo fulmine
  • mai ripararsi sotto un albero!
  • nel bosco, evitare gli alberi più isolati e più alti. e cercare comunque riparo
  • non tenere oggetti accuminati o appuntiti: picozze, racchette, sci, mazze da golf, canne da pesca ecc.
  • stare a distanza da conduttori metallici, tralicci, ferrate, corde e cavi metallici, ecc
  • non ammassarsi in gruppo: la colonna di aria calda conduce meglio l'elettricità
  • l'automobile è un buon riparo (escluso cabrio/spider); se sei in un rifugio non stare davanti la porta o alla finestra
  • i posti e luoghi più pericolosi sono: sotto gli alberi, specie se isolati: torri e pali, croci, auto spider e cabrio, moto, in acqua o vicino a essa, specie nel bagnasciuga
  • segnali di fulmine imminente sono i peli e capelli che si drizzano, i fuochi di sant'Elmo, oggetti metallici che vibrano
  • se colti d'improvviso come "ultima risorsa" accasciarsi (senza straiarsi), o cercare ricparo in una grotta (attenzione ala posizione per il rischio della "corrente di passo"), prendere più acqua possibile e possibilmente cercare di scendere a valle o cercare riparo 
  • ricordatevi che nessun luogo all'aperto è sicuro nel raggiod i almeno 10 km dal temporale
Ottimi approfondomenti qui:

Eloquente cartello all'inizio di un sentiero nel Parco Nazionale Sequoia, California, USA

Tag: fulmini,montagna,sicurezza

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Che bello, nevica!

di Lombo1964 (28/12/2008 - 15:17)

Che piacere stamane svegliarmi e vedere già i bianchi fiocchi cadere, candidi e delicati, quasi a ricordarci che nell'era del global warming antropico esiste ancora l'inverno! A dire la verità, a leggere in giro che siamo sotto “gran gelo” e“freddo polare”, mi aspettavo, che so, temperature di -12°C invece il mio termometro di casa segna a malapena 0°C, non certo un gran freddo per fine dicembre, e la yucca sul balcone resiste verde senza bisogno di protezioni quasi fossimo nel deserto di Joshua Yucca Tree e non in pianura padana in pieno inverno. Più che un generale inverno insomma questo mi appare un “caporale inverno”, ma meglio ancora se fosse un “servizio civile inverno”, perchè non è di militari e guerre che abbiamo bisogno ma di pace e serenità per tutti i popoli del nostro martoriato Pianeta.

E' stato gradevole stamane passeggiare, con un bel berretto calato sugli occhi e due guanti, sotto la neve e pensare a chi in auto in coda malediva invece questo autentico spettacolo della natura! Comunque sia, al momento il quadro alle ore 15 è il seguente:

Campogalliano (MO): neve continua debole, seppur a tratti il vento la faccia apparire come una piccola e pittoresca mini buferina. Al suolo un velo impalpabile, con splendidi fiocchi a forma dendridica. Temperatura perfetta: esattamente 0°C.

Modena: situazione simile a Campogalliano. Al suolo circa 1 cm di neve, difficile che andare a sera ne cadino più di 2-3 cm. La stazione dell'Osservatorio Geofisico segnala una temperatura minima di +1.3°C, Massima +.2.7°C, in città quindi come al solito un pelo più caldo, ma la neve deposita sui tetti senza accumularsi più di tanto.

Ovviamente in montagna fa più freddo, mi risultano -6.4°C a Zocca, temperatura comunque più che tipica per l'inverno montano.


che ci aspettiamo? Neve ancora oggi, sempre debole, a tratti pittoresca per il vento, ma deboluccia. Non saremo sepolti insomma, e da lunedì le nubi lasciano lo spazio a schiarite e un modesto calo delle temperature notturne: -3, anche -5, in pianura, nulla di che insomma. Speranze, o timori, di rivedere la neve ne

Una situazione quindi del tutto normale per fine inverno, per vedere se è o meno normale basterebbe leggersi i capitoli della Grande neve e dei Grandi Inverni del libro “L'Osservatorio di Modena: 180 anni di misure meteoclimatiche”, edizioni SMS e Fondazione Cassa di risparmio di Modena. I nostri bisnonni direbbero “freddo questo? E allora, nel Natale 1870, che avremmo dovuto dire?. I nostri nonni mi dicevano: “freddo? E nel 1929, che gelava il vino nei bicchieri?”.
Io mi limito a dire: “freddo ora? Ma nel 1985, 1991, 1996, 2001...”.

Sta di fatto che il 2008 si va chiudendo come 10° più caldo nel mondo, 7° in Italia e fra i primi 5 più caldi a Modena. Chissà, forse fra 50 anni quando magari nevicherà, eccezionalmente, sul territorio desertificato i giovani di oggi diranno: “freddo oggi? Eh, nel 2008...”


foto in alto di Luca Lombroso, loc.Campogalliano, in basso di Salvatore Quattrocchi, Modena

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