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Pedalando pedalando...

di Lombo1964 (20/09/2009 - 21:01)


150 kg di CO2 in meno... ..e un paio di peso corporeo! E' questo il risultato di  non una settimana, bensì due mesi di mobilità sostenibile casa-ufficio!
 Questa è anche la settimana della mobilità sostenibile, quale occasione migliore quindi per condividere le mie impressionidai pedali.
 Ecco l'articolo gentilmente ospitato dalla Gazzetta Di Modena di Domenica 20 settembre, e alcune foto, di come si vede il mondo dai pedali:



Non c’è niente di meglio che provare ciò che si predica, così da oltre un mese ho “rotto il ghiaccio” (come se non bastasse la inarrestabile fusione del Polo Nord) e regolarmente (o quasi) vado da Campogalliano a  Modena in bici, fino al Campus di Ingegneria in Via Vignolese. In verità avevo iniziato fin dall’inverno, al sabato, per la spesa settimanale al mercato bio-pomposa. Poi, da fine luglio, lo scatto della molla-pedale. Ora, dopo un mese e mezzo di pedalate, voglio condividere alcune impressioni di come è diverso il mondo dai pedali. Anzitutto, non esistono ciclisti, automobilisti, centauri, pedoni… tutti noi siamo persone e cittadini, con diritti e doveri. E chi dall’auto impreca ai ciclisti magari, la domenica, impreca contro automobilisti che parcheggiano sulla ciclabile o buttano cicche di sigaretta dal finestrino, sfiorando  pericolosamente ciclisti e motociclisti (per non parlare del rischio-incendi).

Le ciclabili, a Modena, ultimamente sono salite alla ribalta della cronaca: strano che invece nessuno si fosse accorto o abbia polemizzato se per mesi e mesi la ciclabile da Campogalliano a Modena, lungo l’argine del Secchia, terminava mestamente, sulla Nazionale per Carpi, contro un guard rail e per lungo tempo nessuno tagliava l’erba. Allo stesso modo le polemiche si sono ora sopite e nessuno ha protestato ora che la tanto indispensabile nuova ciclabile di Ponte Alto è stata nuovamente chiusa, con una barriera insormontabile, e che nessuno si sia curato di avvisare (così come vien fatto quando si chiudono strade per lavori) preventivamente i ciclisti prima di imboccare la ciclabile.


Comunque, come utente, do il benvenuto all’ottimo percorso (è il più breve) ciclabile di Ponte Alto e spero venga riaperto al più presto il passaggio, così come è indispensabile completarla nel tratto successivo, in particolare alla Madonnina dove sono costretto a mettere in atto strategie di sopravvivenza fra auto in transito e parcheggiate. Nell’attesa della definitiva apertura della ciclabile, uso l’itinerario alternativo via ponte barchetta e tre olmi, ma per un lungo tratto la ciclabile manca completamente. Arrivo comunque alla Madonnina e proseguendo poi per Modena, ormai allenato valico tranquillo il “GP della Montagna” del Cavalcaferrovia, con la speranza che un giorno oltre a un fast food con drive-trough nasca un bici-grill come in Trentino!  




Tutto abbastanza bene in Via Emilia a fianco del Parco Ferrari, devo segnalare invece come il semaforo di viale Italia abbia un tempo di rosso troppo lungo, che mette a dura prova il rispetto del Codice della Strada specie sotto il sole cocente; oltretutto, il verde dura così poco che a metà attraversata già scatta il giallo: mai vorrei un foto-ciclo-red!

Anche a Palazzo Europa trovo poco rispettoso di noi ciclisti l’ingresso al parcheggio e come è stato messo il cantiere, che chiude drasticamente in modo pericoloso la ciclabile, ma via, coi pedali, fiancheggio l’ITI Corni: i ricordi di scuola sono anche ricordi di gioventù, e in gioventù si fanno anche errori: giustamente mi viene a mente la sgridata di un vigile quando attraversai fuori dalle strisce, e come punizione mi rimandò indietro e al semaforo: più che giusto!

Proprio in centro vi sono nuovi e insidiosi pericoli: auto e furgoni, autobus, e anche pedoni e ciclisti che si guardano poco attorno: sono le conseguenze della scarsa chiarezza: ZTL non significa che non vi sono mezzi a motori, troppi i mezzi con permessi vari, ci vorrebbe più coraggio, come in molte città europee: tutti fuori, auto, furgoni ecc, e maggior regolamentazione con una corsia per i BUS.

Ma il peggio è via Emilia Est: il tratto di ciclabile di Largo Garibaldi infatti è trafficato, buon segno, da molte bici ma affiancato pericolosamente dai bus e soprattutto dopo, fine: un tratto di ciclabile poco chiaro a fianco di un marciapiede termina contro auto parcheggiate, quindi è la giungla: l’istinto di adattamento e sopravvivenza mi ha consentito di raggiungere sempre incolume Via Campi e Via Araldi, ma ora capisco gli zig zag di alcuni ciclisti e chiedo perdono e comprensione ad automobilisti e autisti di bus: fra buchette, tombini, auto in doppia fila ecc come dicevo occorre un vero spirito di sopravvivenza oltre a robusti glutei. Il semaforo con Via Del Pozzo poi lascia transitare, col verde ciclopedonale, chi svolta verso il policlinico, incluso i bus e la cosa non è affatto chiara e quindi molto pericolosa soprattutto per i tanti anziani che vanno a piedi o in bici.





Ma, bomba o non bomba, come diceva Venditti, noi arriveremo a Roma e io invece arrivo in ufficio: 13 km da casa, anziché i 15.5 in auto (e parlerò di questa differenza); circa 3 kg di CO2 evitata, risparmio di un litro di benzina/gasolio o un metro cubo del falsamente ritenuto ecologico metano o GPL, e, perché no, risparmio di circa 2 euro, fra combustibile, manutenzione e ammortamento auto. In questi due mesi così ho risparmiato circa 100 euro ed evitato ben un quintale e mezzo di emissioni di CO2; vero, occorrono 600 viaggi circa per compensare quanto è costato, in emissioni, il mio volo verso il Costa Rica, ma insisterò. Ognuno di noi dovrebbe farsi il suo “budget di CO2” e scegliere come e dove tagliare, io dalle 10 tonnellate sono già sceso a circa 7, il limite sostenibile sarebbe sulle 3-4 tonnellate, è dura ma si può fare, la prima fetta si toglie facilmente con le buone pratiche, il resto occorre anche altro. Oggi intanto piove, primi segnali di autunno: ci voleva, ma (per ora) non ce la faccio e ho usato l’auto: 20 minuti anziché 45, ma quando c’è fila in tangenziale ce ne metto anche 50. Pertanto insisterò, perfino col maltempo. Le buone pratiche vanno anche messe in pratica, da chi le divulga e soprattutto dai politici.

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L'era della stupidità

di Lombo1964 (17/09/2009 - 16:09)

Il 22 settembre si terrà in contemporanea in oltre 45 paesi e 550 cinema (per l'Italia a Genova, Roma, Frascati, Mantova, Rimini, Cesano Boscone, Vigevano, Sanremo e Abbiate Guazzone -   ) la prima del film sul cambiamento climatico The Age of Stupid.
The Age of Stupid, letteralmente l'Era degli Stupidi, (vedi, al proposito, le "leggi fondamentali della stupidità") è un film-documentario e di animazione ambientato nel 2055. In un mondo devastato, Pete Postlethwaite (nomination all-Oscar) interpreta un anziano, che si trova a riguardare filmati di archivio del 2008 e a chiedersi: perché non abbiamo fermato il cambiamento climatico quando ne avevamo la possibilità?
 
Il global warming è inequivocabile e (purtroppo) non si è affatto fermato: l'estate ed il mese di agosto hanno registrato la temperatura dei mari più elevata dall'inizio dei rilevamenti strumentali e l'estate è stata anche la terza più calda a livello globale, in linea dunque con quanto rilevato e avvenuto sia a Modena che al nord Italia e in genere nell'intera penisola.

Per ora sono un po' più ottimista del contenuto del film: abbiamo ancora la possibilità di evitare il peggio, fermando le concentrazioni di CO2 entro la soglia di 450 ppm e limitando il riscaldamento entro la soglia ritenuta dannosa per uomo ed ecosistemi, di 2°C. La COP15 a Copenaghen è un po' la nostra ultima chance: qui, di fatto, potremmo scrivere il finale, o meglio ancora la trama, di questo blockbaster che vale senz'altro la pena di vedere e divulgare.
Intanto, ecco alcuni trailers e anteprime, con una simpatica ma drammatica animazione sulla guerra delle risorse: E' così che si ottiene quella che viene chiamata da alcuni politici "sicurezza energetica".

War for Resources HD from Age of Stupid on Vimeo.

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buttare l'acqua

di Lombo1964 (14/09/2009 - 23:00)


Follie ambientali-consumistiche:   sabato ad una cosiddetta "isola ecologica", un termine eufemistico per chiamare le discariche, sia pure controllate, ho visto buttare via 2 pallet di bottigliette di acqua minerale da 1/2 l inizialmente destinate alle vending machine. Una ad una  venivano vuotate per terra e buttate perchè...scaduta! ma in realtà ottima e bevibile.  Orbene, consoliamoci: le bottigliette di plastica venivano, quanto meno, messe nella differenziata. L'acqua, no: per terra.

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Pedalando per Kyoto. E per Modena.

di Lombo1964 (09/09/2009 - 16:38)


ricevo e volentieri divulgo questa bella iniziativa: Pedalando per Kyoto:

In bicicletta da Bologna a Kyoto in sole 48 ore. E’ il viaggio immaginario alla ricerca della sostenibilità proposto da “Pedalando per Kyoto”, una due giorni di eventi organizzati venerdì 18 e sabato 19 settembre nel capoluogo emiliano dalla Regione Emilia-Romagna e dal Comune di Bologna. Maggiori dettagli nel volantino. Spero sia un'iniziativa seguita da fatti: vere piste ciclabili, raccordate e senza interruzioni, anzichè nuove strade, autostrade, traverse, complanari, varianti, raccordi e rotatorie. Spesso si discute se una strada deve passare vicino a una Chiesa o  a una polisportiva, a un centro abitato o a una tranquilla (per quanto tempo ancora?) frazione di campagna, si raccolgono firme (giustamente) contro inceneritori ma raramente contro strade e spesso solo per spostarle. Del resto in un paese dove ancora oggi nascono più auto di quanti bambini vengono immatricolati....

Nel mio piccolo intanto, da quasi due mesi metto in piena pratica le buone pratiche ciclistiche raggiungendo in bici l'ufficio, sono circa 14 km x 2. vi racconterò... le impressioni a pedali liberi!

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Aria, clima e creato

di Lombo1964 (06/09/2009 - 20:48)


E' questa la mia prima conferenza della "stagione autunno-inverno 2009/10": nell'occasione di questo importante evento, per la 4° giornata di salvaguardia del Creato e per fare un po' il punto dopo la lunga e calda estate, che, spero, almeno sia servita a far capire che non vi è alcun arresto del global warming (purtroppo, aggiungo) ho scritto una memoria del mio intervento, scaricabile anche in  a questo link in PDF :



CHE TEMPO FARA’?

Il Riscaldamento globale e i cambiamenti climatici

che ci attendono – Si può fare qualcosa?

 

Memoria per la

4ª GIORNATA PER LA SALVAGUARDIA DEL CREATO

 

Laudato si', mi' Signore… per frate Vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale, a le Tue creature dài sostentamento

 

Luca Lombroso, www.lombroso.it

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Clima: Ban Ki- moon, verso l'abisso

Intervento alla Terza Conferenza mondiale sul clima (ANSA) - GINEVRA, 3 SET - 'Abbiamo il piede sull'acceleratore e ci stiamo dirigendo verso l'abisso'', ha ammonito Ban Ki-moon riferendosi ai cambiamenti climatici. In un intervento alla Terza Conferenza mondiale sul clima, in corso a Ginevra, il segretario generale dell'Onu ha esortato la comunità internazionale ad agire ''adesso''. ''Abbiamo scatenato forze potenti ed imprevedibili, il cui impatto e' già visibile. L'ho osservato con i miei occhi'', ha aggiunto Ban ki Moon reduce da una missione all'Artico.

 

Questa notizia può apparire allarmistica ma in realtà è realistica: purtroppo l’uomo è benissimo in grado di distruggere il creato, almeno quello terrestre: nel mondo per fare un esempio vi sono ancora 27000 bombe atomiche: ce ne sono esattamente 27000 di troppo!

Oggi non si pensa più alla catastrofe nucleare, ma vi sono altri alcuni numeri e statistiche che possono rendere l’idea dell’azione dell’uomo e delle sue conseguenze: per esempio spostiamo ogni anno 40 miliardi di tonnellate di roccia, 40 volte l’azione del vento ed emettiamo 180 milioni di tonnellate di anidride solforosa, il doppio di vulcani, incendi e decomposizioni messe assieme. Paul Crutzen, premio Nobel per gli studi sul buco dell’ozono, chiama questo “antropocene”, e il buco dell’ozono non è affatto scomparso, anzi segna oggi un’estensione di 27 milioni di km2. Ma ecco altri numeri della “cartella clinica” del nostro pianeta:

·      Ghiacci estivi artici dal 1979: -34%

·      Situazione ghiacci artici del 18 agosto: -1.37 km2

·      Incremento livello del mare dal 1993: 58 mm

·      Incremento temperatura ultimo secolo: +0.8°C

·      Temperatura degli oceani di luglio: la più calda degli ultimi 150 anni

·      Temperatura a Modena e nel nord Italia dell’estate 2009: la 2° più calda da 200 anni

·      CO2 agosto 2009: 387 ppm, la più alta da 1 milione di anni almeno

 

Insomma, l’effetto serra non si è affatto fermato, per nostra fortuna essendo esso un fenomeno naturale, ma allora,  cosa succede? Perché tutto questo?

 

Le  leggi fondamentali dell’ambiente

 

L’uomo è da sempre portato a “violare” le leggi, sfidando il rischio delle pene conseguenti: vuoi per tornato personale, per comodità, avidità, egoismo o anche solo per sfida. Ma ci sono alcune leggi che, volenti o nolenti, non possiamo violare. Fra queste, il principio di conservazione dell’energia e quello della massa e i principi della termodinamica; mi limito qui a citare la più semplice e banale, per certi versi intuitiva:

 

Nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma.

(Antoine Laurent De Lavoisier 1743-1794, http://it.wikipedia.org/wiki/Antoine_Lavoisier)

 

Questa semplice legge, spesso ignorata, fa si che ogni volta che si brucia qualcosa questo qualcosa non svanisce ma si trasforma in qualcos’altro, talvolta anche peggiore di quanto avevo prima, come nel caso degli inceneritori di rifiuti. Così, proprio in questi giorni si celebra un importante anniversario:   centocinquanta anni fa, il 27 agosto 1859, entrò in produzione il primo pozzo di petrolio commerciale negli Stati Uniti.  ha cominciato a produrre.

Il petrolio è stato (uso già da ora il passato in quanto questa era sta finendo, o meglio declinando) il vero motore di quella che viene chiamata   "civilizzazione moderna", un vero “maiale geologico”, di cui tutto è sfruttato, dandoci non solo combustibili ma anche prodotti sintetici e plastici, fertilizzanti, farmaci e, indirettamente, perfino il cibo. Ed anche una sorta di droga, che apparentemente ci fa star meglio ma in realtà ci da assuefazione, gravi effetti collaterali, voglia di liberarcene e vere e proprie crisi di astinenza nei periodi di impennata dei prezzi o scarsa disponibilità. E i numeri del suo uso sono impressionanti.

Dal 27 agosto 1859 sono stati volatilizzati (in gas serra) circa 1000 miliardi di barili (pari a circa 159000 miliardi di litri, se non mi sono perso nel conto) di un liquido marcio e puzzolente derivante dalla putrefazione di materiale organico risalente all’epoca dei dinosauri. Dove sono finiti? Siccome Nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma succede un fatto strano: bruciando un litro di benzina si generano circa 2.4 kg di anidride carbonica! E’ questo   il più  minaccioso (ma non il solo) gas serra su cui agisce l’uomo. Così, con due conti al volo, si scopre che ogni anno un cittadino Italiano immette nell’aria circa 10 tonnellate di anidride carbonica, l’Italia circa 600 milioni di tonnellate, il mondo circa 30 miliardi di tonnellate.

Dunque in questo anniversario si celebrano anche i circa 1300 miliardi di tonnellate di gas serra che l’uomo, più o meno consapevolmente, ha aggiunto all’atmosfera, modificandone nettamente la sua composizione come mai avvenuto dalla sua comparsa.

I gas serra, lo ricordo, concorrono a un fenomeno naturalmente presente, l’effetto serra appunto, ed esistono in atmosfera nella giusta dose, ma l’uomo ne aggiunge ogni anno una enorme quantità, creando un effetto serra aggiuntivo, e così ora l’aria è diversa a quella che esisteva un tempo.  Tanto per fare un esempio al tempo della nascita di Gesù Cristo, ed anche fino all’esplosione dell’era industriale, era circa 280 ppm, pochissima, solo 280 molecole ogni milione di molecole d’aria, ma determinante: nel precedente milione di anni, quindi grosso modo nel periodo di evoluzione da scimmione a homo sapiens del genere umano, il valore non è mai salito oltre questo valore ed è sceso a circa 190 ppm in momenti in cui la Terra era ricoperta di ghiacci, solo in precedenza, decine e centinaia di milioni di anni fa, si ebbero valori più alti, anche molto più alti, ciò nonostante sul nostro pianeta vi era si la vita, ma non umana: dinosauri, meduse, amebe, o altri animali, ma l’ambiente non era adatto ai mammiferi e tanto meno all’uomo!

E oggi la concentrazione di anidride carbonica è schizzata in alto come mai avvenuto, 387 ppm, e continua a crescere di 2-3 ppm ogni anno, con conseguenze ormai evidenti: prima di raccontarvi alcune di queste conseguenze però vorrei che riflettessimo assieme se è morale che l’uomo “scarichi” ogni anno nell’aria 10 tonnellate di gas e se pensiamo che questo possa avvenire senza conseguenze. Basti pensare ai problemi che vi sarebbero se ciascuno di noi lasciasse fuori dalla porta i propri rifiuti domestici, circa 600 kg/anno: le conseguenze, a partire dalle proteste dei vicini, sarebbero evidenti. Immettendo invece nell’aria i gas serra le conseguenze sono più sfumate ma non meno gravi: dapprima confuse con la variabilità naturale dei fenomeni meteorologici, quindi lentamente si ritorcono anche contro di noi sotto forma di cambiamenti climatici, cambiamenti che però non riguardano noi soli ma anche altri popoli, spesso lontani, ed altre generazioni.

Il problema dei cambiamenti climatici è dunque un problema che si interseca con valori fondamenti che abbiamo purtroppo troppo spesso perso e dimenticato: solidarietà, responsabilità, libertà e benessere. 

Dalla crisi ambientale a quella economica

 

Uno dei maggiori spettacoli della natura sono i ghiacciai: veri testimoni del clima ed esempi dei cambiamenti lenti ma inesorabili del pianeta. Altro anniversario imminente, 18 anni fa, il 19 settembre 1991, veniva ritrovato sul ghiacciaio del Similaun a 3210 m di quota, in Val Senales al confine con l’Austria Ötzi, o mummia del Similaun. l’ Uomo venuto dal ghiaccio è stato datato tra il 3300 e il 3200 a.C., dunque   circa 5000 anni fa. Fra le tante cose che ci racconta questo reperto, ce ne sono anche di climatologiche: Ötzi si è ben conservato per 5000 anni, sotto al ghiaccio, e se oggi è emerso significa che mai, quel ghiacciaio, si è trovato così ridotto di spessore, segno dunque che un cambiamento è in corso. Altrettanto, alcuni anni fa ho avuto modo di visitare il ghiacciaio del Grossglockner, in Austria, dove camminando fino  al ghiacciaio una serie di cartelli illustra dove si trovava, di anno in anno, il ghiacciaio.

E’ una sofferenza osservare come il ghiacciaio si riduce inesorabilmente e come abbia ormai il destino segnato, a causa di un processo di riscaldamento del globo che è ormai evidente (inequivocabile, dicono gli scienziati) non solo dalle misure meteoclimatiche ma anche dalle temperature degli oceani, dallo scioglimento di neve e ghiaccio, e dell’innalzamento del livello dei mari, tanto che “Numerosi cambiamenti nel clima sono stati osservati alle scale continentali, regionali e di bacino oceanico. Questi includono cambiamenti nelle temperature e nei ghiacci nell’Artico, estesi cambiamenti nelle quantità di precipitazioni, nella salinità dell’oceano, nelle strutture dei venti e nelle tipologie di eventi estremi come siccità, precipitazioni eccezionali, ondate di calore e nell’intensità dei cicloni tropicali. (IPCC WG1, SPM 2007). Cambiamenti ormai visibili non solo da parametri fisici ma anche biologici, botanici, agronomici, idrologici, nella criosfera, come emerge da uno studio di due ricercatori, pubblicato su Nature, dal titolo ”Climate change: Attributing cause and effect”, Francis Zwiers & Gabriele Hegerl.

Tutti questi cambiamenti non trovano spiegazione in fenomeni naturali, geologici o astronomici e tanto meno nel sole, al proposito, se così fosse, mi viene da dire, non avremmo speranza e potremmo solo stare a guardare che succede.   Peggio ancora se, come alcuni affermano siamo ad un minimo di attività solare, premessa di una “piccola era glaciale”: il 2008 è comunque stato il decimo anno più caldo degli ultimo 180, luglio 2009 è stato un mese record per le temperature degli oceani e l’estate appena conclusa è “solo” seconda dopo quella, terribile, del 2003, che causò, silenziosamente, 20000 vittime in Italia e 40000 in Europa secondo i dati OMS e IIS, più dell’uragano Katrina!

Il Messaggio per la 4ª Giornata per la salvaguardia del creato sottolinea, giustamente, che Il principio di precauzione ricorda che – anche laddove la certezza scientifica non fosse completa – l’ampiezza e la gravità delle possibili conseguenze (molte delle quali si stanno già manifestando) richiedono un’azione incisiva. Per sua natura la scienza si pone sempre il dubbio, ma è da tempo che il problema è noto e la prudenza è stata forse perfino troppa, come in ben pochi altri settori ed è giunto il tempo di arrivare anche a conclusioni, o quanto meno decisioni. Dalla frase chiave dell’IPCC del 1990 “Un’ampia visione della scienza dei cambiamenti climatici, che discute le incertezze e le evidenze del riscaldamento “ siamo arrivati ad oggi ad affermare che “Il riscaldamento è INEQUIVOCABILE e gran parte del riscaldamento degli scorsi 50 anni è MOLTO PROBABILMENTE (90%) dovuto all’incremento dei gas serra.”.

  Aspettare ulteriormente potrebbe far si che sia troppo tardi perchè

“Le decisioni sono importati solo di fronte all’incertezza. Il paziente se ne fa poco di una diagnosi accurata basata sulla propria autopsia”

frase, notare, proveniente da un idrologo, Klemes V, 2000

Tanto più che oggi siamo di fronte a molte crisi, quella che da più preoccupazione è quella economica e secondo alcuni “costa troppo” affrontare e risolvere ora quella ambientale”. E’ questo un atteggiamento  egoista, l’analisi costi-benefici, ci dice George Lakoff, è “il paradigma sbagliato per pensare al riscaldamento globale” . Pensate un po’ se scoprissimo che un meteorite sta per colpire la terra e gli scienziati scoprissero la soluzione per fermarlo: che fareste voi, un conto dei costi della missione spaziale rispetto a quello dei danni?

Ma oltre che egoista è un atteggiamento miope, se pensiamo che fra le cause della crisi economica vi sono anche quelle ambientali coi “costi” dei danni provocati anche molti anni fa che arrivano, occulti, a noi nonché il problema risorse: a proposito di petrolio infatti la produzione, dal 1859, è cresciuta esponenzialmente, salvo durante la crisi del 1929, le guerre e le due crisi petrolifere, ma ora abbiamo probabilmente passato un altro momento cruciale, il “picco del petrolio” e la produzione probabilmente subirà un decremento prima lento ma inesorabile, e quindi potrebbe portare alla vera e propria fine dell’era industriale. Ed anche a quella dell’inquinamento, e quindi tutto il male non verrebbe per nuocere, ma potrebbe un mondo inquinato e con meno energia sostenere oltre 6 miliardi di abitanti, pure cresciuti esponenzialmente insieme alla produzione petrolifera? La sovrappopolazione è un altro problema epocale, molto difficile e delicato, socialmente e moralmente, ma è chiaro che con la ristrettezza delle risorse i problemi e i divari aumenteranno. Del resto a gennaio 2007 sono stati immatricolati circa 270000 autoveicoli e sono nati 45000 bambini: una doppia sovrappopolazioni dunque, che non si risolve con le rottamazioni.

Sempre George Lakoff (Internazionale n.810)  afferma che

Le crisi economica ed ecologica hanno le stesse cause: il libero mercato senza regole e l’avidità, che spinge le persone a considerare il mondo come una risorsa per arricchirsi in poco tempo”.

I 5 gradi dell’apocalisse

 

Cosa succederà dunque al “creato”? Il  rapporto-Stern, che affronta il cambiamento climatico da un punto di vista proprio economico, un rapporto importante ma che proprio per questo non condivido in pieno, è stato riassunto dai giornali Inglesi in 5 gradi, corrispondenti a quel che succede per ogni grado di aumento rispetto all’era preindustriale:
Le temperature medie sono aumentate di circa 1°C dall'inizio della
rivoluzione industriale a oggi, ma le proiezioni indicano un incremento
fino a 5°C nel secolo in corso se il livello di anidride carbonica continua
ad aumentare senza intraprendere azioni. Per ogni grado di aumento nella
temperatura globale, il rapporto Stern prevede scenari progressivamente più
disastrosi.

 

I 5 gradi del disastro sono:

1 grado centigrado: I ghiacciai più piccoli spariscono nelle Ande, minacciando la disponibilità di acqua a 5 milioni di persone. Più di 300.000 persone in più moriranno per l'incremento dei disastri indotti dal clima cambiato nelle regioni tropicali. Il permafrost si scioglierà, danneggiando strade ed edifici in Canada e Russia. Una specie su 10 a
rischio di estinzione, alterazioni dell'8% della barriera corallina

2 gradi centigradi: scarsità d'acqua in aumento in Africa meridionale e nel Mediterraneo. Significativo declino nella produzione di cibo in Africa, dove la malaria infliggerà 60 milioni di persone. Fino a 10 milioni di persone afflitte dalle alluvioni costiere ogni anno. Le specie che vivono all'artico, come gli orsi polari, minacciate d'estinzione insieme a una cifra oscillante fra il 15 e il 40% della restante selvaggina mondiale. La corrente del golfo potrebbe iniziare ad indebolirsi e la fusione della calotta glaciale sulla Groenlandia divenire irreversibile.
3 gradi centigradi: gravi siccità nell'Europa meridionale una volta ogni 10 anni. Da uno a quattro miliardi di persone soffriranno la carenza idrica e altrettante carenza di cibo. Molti milioni di persone a rischio di malnutrizione. Più di 100 milioni di persone saranno afflitte dal rischio di alluvioni costiere. Accelerazione delle estinzioni di massa di animali e
piante.

4 gradi centigradi: l'Africa subsahariana e il Mediterraneo subiranno un decremento fra il 30 e il 40% della disponibilità di acqua. Declino del 15-35% della produttività agricola in Africa. Crollo delle coltivazioni in vaste regioni. Fino a 80 milioni di persone in più esposte alla malaria. Perdita di metà della tundra artica. Collasso di molte riserve naturali.
Giganteschi ghiacciai dell'Antartico occidentale cominciano a fondere irreversibilmente, minaccia di catastrofico incremento del livello dei mari

5 gradi centigradi: possibile scomparsa di enormi ghiacciai sull' Himalaya, affliggendo con la carenza idrica il 25% della popolazione della Cina e centinaia di milioni di persone in India. L'acidità degli oceani aumenta con minaccia di totale collasso dell'industria ittica. Il livello del mare sale inesorabilmente inondando vaste regioni dell'Asia e circa la metà delle più grandi città del mondo, comprese Londra, New York e Tokyo.

 

Sembrano proprio 5 gradi verso l’Apocalisse, chiaro che se si arrivasse all’aumento di 5°C il Creato, o meglio l’uomo, sarebbe messo a dura prova. Tanto più che il clima non è lineare, l’aumento non è uguale ovunque ma in alcune zone, fra cui il Mediterraneo, l’aumento di temperatura sarà maggiore con effetti più gravi. E poi vi sono le sorprese, addirittura di segno opposto, come l’interruzione della corrente del golfo che in realtà è “poco probabile” o il rilascio di idrati di metano, che in poco tempo potrebbero innescare una reazione a catena con aumento incontrollato delle temperature. Ma la vita sulla terra è esistita anche in condizioni ben peggiori, così giusto per ironizzare un po’ mi viene a mente la storiella dei due pianeti  attribuita a Gorbaciov e da me adattata:

Due pianeti s'incontrano. Uno ha un'aria soddisfatta e salubre,
sorridente e colorato. L'altro ha la faccia marrone, un buco sul polo sud, violente perturbazioni ed uragani,  bitorzoli puzzolenti, respira a fatica. <<Come stai? - dice quello sano all'altro - ti vedo scuro in volto, che ti succede?>> Il pianeta
malandato sospira: <<Vedi, sono pieno di parassiti che si
chiamano homo sapiens. Stanno sporcando tutto, mi affumicano l'aria, mi
fanno crescere la febbre, buchi ovunque, abbattono le foreste, tirano fuori petrolio e
lo spargono dappertutto. Guarda come sono ridotto-…>>.
L'altro ascolta, sempre sorridente: <<Oh, non preoccuparti. Li avevo
anch'io, ma me ne sono liberato! Ora sto benissimo, con gli scarafaggi sapiens! >>

Conversione ecologica

Naturalmente questa è solo ironia, nessuno vuole che finisca così, che fare dunque?

Sempre dunque dal Messaggio della CEI estrapolo questa frase chiave: “Una tempestiva riduzione delle emissioni di “gas serra” è, dunque, una precauzione necessaria a tutela delle generazioni future, ma anche di quei poveri della terra, che già ora patiscono gli effetti dei mutamenti climatici.” Siamo noi infatti a decidere del nostro destino, il “grado dell’apocalisse” accettabile pare siano i 2°C di aumento rispetto all’era preindustriale: una sfida non facile e comunque non priva di problemi, da affrontare con l’adattamento, ma secondo molte fonti, oltre i 2°C i cambiamenti non sarebbero sopportabili, non tanto per la Terra, l’ambiente, la natura e gli animali di tutto il Creato ma per l’uomo: oltre i 2°C il rischio di sopravvivenza di molte specie animali sarebbe messo a rischio, forse perfino dell’uomo o comunque, col clima così ostile e dove le risorse inizieranno a scarseggiare, arduo sarebbe per l’”Astronave Terra” supportare oltre 6 miliardi di passeggeri.

A dicembre a Copenaghen, nella COP 15, si deciderà, anzi si sceglierà, la “previsione del nostro futuro”. L’incertezza delle previsioni non è infatti tanto in aspetti climatici e scientifici, anche se rimangono alcuni aspetti da meglio comprendere; l’incertezza di quale scenario si realizzerà risiede principalmente invece negli aspetti socio-economici del nostro stesso modello di sviluppo. Se andiamo verso un “BAU”, business as usual (affari come al solito) non abbiamo speranza; se adottiamo invece stili di vita sobri, più virtuosi e con minor consumo energetico abbiamo buone probabilità di farcela. Per una volta dunque siamo noi a decidere del nostro destino. Possiamo però farlo fin da subito ed ognuno di noi,  con le nostre scelte individuali e le buone pratiche ambientali:

COMPRA BENE, USA MENO ENERGIA,

MUOVITI SENZA INQUINARE, DAI IL BUON ESEMPIO.

E ricordiamoci che il futuro del mondo non lo decidiamo nella cabina elettorale, ma al supermercato quando scegliamo i nostri prodotti!

Sono queste che guidano poi le scelte dei “potenti”, inutile dar la colpa ai paesi emergenti dell’inquinamento, se poi compro magliette del Bangladesh o gadget elettronici cinesi senza meditare sul loro “costo occulto”. Occorre una vera e propria “conversione ecologica” e diventare consapevoli che dietro l’ambiente ci sono anche la libertà, la vita quotidiana, la salute, il lavoro e il futuro non solo dei nostri figli ma anche di noi stessi. Una conversione ecologica, religiosa, laica, economica e sociale è forse utopistica oggi, bombardati come siamo dalla ideologia del consumo e della crescita continua che, però, in un pianeta con risorse limitate non può esistere. Ma non è impossibile né non è detto che arrivi: non era forse utopistico per popoli  antichi affermare di abolire il sacrificio umano, o per la nostra stessa civiltà occidentale dire di abolire la schiavitù? Noi dobbiamo abolire la schiavitù dai combustibili fossili,  e farlo prima che sia troppo tardi, prima che siano i fatti sotto forma di cambiamenti climatici ed esaurimento delle risorse ad imporcelo: perché, come ha affermato Donella H. Meadows, autrice de “I Limiti dello sviluppo”

“Quando un problema diventa ovvio per tutti spesso vuol dire che è troppo tardi per evitarlo.”

 

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