Che bello, l'arcobaleno!

Ecco, dopo il forte temporale dello scorso 27 maggio, un romantico arcobaleno sul viadotto TAV in località Barchetta, Campogalliano. Ora si può veramente dire che il treno passa in un... baleno".
Un albero per ogni nuova auto

oggi è il giorno più caldo mai vissuto a maggio: 35-36°C nelle lande assolate dei parcheggi dei centri commerciali, ornati da ridicoli alberi. Circolando a velocità moderata, per ridurre le emissioni, e a condizionatore spento, nelle strisce d'asfalto di tangenziali, autostrade e tangenziali sbuffi di aria rovente, per non parlare di scendere in un'area di sosta o arrivati a destinazione. Sembra di affrontare il deserto del Mojave, e del resto i valori di temperatura di oggi sono gli stessi che oggi vi sono a Palm Spring o a Twentynine Palms, distanti per fortuna dai 47° dell'Oman.
Dato che per nascono 5 auto per ogni nuovo bambino immatricolato, non solo piantare un albero per ogni nuovo nato ma anche uno per ogni nuova auto. Anzi, ce ne vorrebbero 10, 10, 1000 o forse 10000 per compensare le emissioni di un'auto!

Fulmini e saette
Complimenti al post e al video segnalato da Attivissimo.
I fulmini sono affascinanti ma pericolosi, incredibile che ancora oggi la maggior parte degli incidenti da fulmine avvengano sotto gli alberi e che, almeno negli USA, i fulmini uccidano più di tornado e uragani.
Ecco alcune regolette per chi va in montagna:
- non appena si sente il tuono, cercare riparo
- Regoletta "30/30": se passano meno di 30 secondi fra lampo e tuono, vai immediatamente al riparo e restaci fino a 30 minuti dopo aver udito l'ultimo tuono o visto l'ultimo fulmine
- mai ripararsi sotto un albero!
- nel bosco, evitare gli alberi più isolati e più alti. e cercare comunque riparo
- non tenere oggetti accuminati o appuntiti: picozze, racchette, sci, mazze da golf, canne da pesca ecc.
- stare a distanza da conduttori metallici, tralicci, ferrate, corde e cavi metallici, ecc
- non ammassarsi in gruppo: la colonna di aria calda conduce meglio l'elettricità
- l'automobile è un buon riparo (escluso cabrio/spider); se sei in un rifugio non stare davanti la porta o alla finestra
- i posti e luoghi più pericolosi sono: sotto gli alberi, specie se isolati: torri e pali, croci, auto spider e cabrio, moto, in acqua o vicino a essa, specie nel bagnasciuga
- segnali di fulmine imminente sono i peli e capelli che si drizzano, i fuochi di sant'Elmo, oggetti metallici che vibrano
- se colti d'improvviso come "ultima risorsa" accasciarsi (senza straiarsi), o cercare ricparo in una grotta (attenzione ala posizione per il rischio della "corrente di passo"), prendere più acqua possibile e possibilmente cercare di scendere a valle o cercare riparo
- ricordatevi che nessun luogo all'aperto è sicuro nel raggiod i almeno 10 km dal temporale
- Tempo e pericoli in montagna
- NOAA Lightning safety
- Rete CESI delle fulminazioni (peccato i dati siano a pagamento e assai cari, ma è eccellente!)

Eloquente cartello all'inizio di un sentiero nel Parco Nazionale Sequoia, California, USA
Alberi, clima globale e clima urbano per un futuro diverso e migliore del presente
Ecco il riassinto del mio intervento al Convegno
La biocompensazione in ambiente urbano
Parma 16 maggio 2009: 
I cambiamenti climatici sono ormai un piatto servito, servito caldo ovunque, nei poli dove il ritiro dei ghiacci artici è un fatto e negli oceani, dove l’innalzamento del livello del mare e l’aumento delle temperature marine mettono a rischio gli atolli tropicali come le isole polari, oltre a rendere più distruttivi gli uragani. Il riscaldamento è evidente nelle aree montane e alpine, evidenziato dal ritiro dei ghiacciai e dagli inverni miti, compreso l’ultimo inverno che qualcuno ritiene “d’altri tempi” ma che non è stato affatto freddo ma solo nevoso, fin troppo nevoso oltre che piovoso come evidenziato dai dati record di precipitazioni. Il riscaldamento è naturalmente evidente anche nelle città, in modo del tutto analogo a quel che si riscontra sulle più isolate montagne come ho avuto modo di riscontrare nel mio libro “L’Osservatorio di Modena: 180 anni di misure meteoclimatiche”: negli ultimi 50 anni l’aumento delle temperature è del tutto simile a quello riscontrato sulla vetta del Monte Cimone.
Cambiamenti climatici che dunque sono un fatto e una realtà, anche in aprile, risultato il 5° più caldo da quando esistono misure, ed è molto probabile che la causa sia nelle attività umane: attendere di avere la “certezza” sarebbe troppo tardi:
Quando un problema diventa ovvio per tutti spesso vuol dire che è troppo tardi per evitarlo.
(Donella H. Meadows, autrice de “I Limiti dello sviluppo”
Fra le cause dei cambiamenti climatici come noto vi è l’emissione dei gas serra conseguenti l’uso degli idrocarburi, metano compreso, combustibile forse un po’ meno inquinante ma che viene erroneamente definito “ecologico” ed è lui stesso gas serra. E’ invece ben noto, ma spesso dimenticato nelle discussioni, il ruolo della deforestazione che ancor oggi rappresenta il 17% delle emissioni serra. Basterebbe quindi arrestare la deforestazione, molto più semplice forse che agire sull’uso di energia e trasporti, per rispettare ampiamente (a livello mondiale) Kyoto dunque. La perdita delle foreste si porta dietro non solo problemi climatici ma altri problemi: perdita di biodiversità, problemi idrogeologici, regolazione delle acque e mitigazione del clima urbano. Di questi giorni la notizia che l’UNEP (http://www.repubblica.it/news/ambiente/rep_rinnovabili_lunep-piantera-7-milardi-di-alberi-per-combattere-il-climate-warming-800012.html) propone di piantare 7 mld di alberi per combattere il global warming e lancia un “global planting day” il prossimo 5 giugno.
Ma la grande deforestazione non è solo in Amazzonia o Indonesia. L’Europa era coperta di grandi foreste, ed anche l’Italia e la pianura Padana stessa: poco conta se ora le foreste riprendono spazio: s gli interessi economici portano a cementificare ben 8 ettari al giorno di terreno agricolo in Pianura Padana e nel contempo i cittadini stessi sono più infastiditi da piumini e foglie e dal rischio della caduta dei rami durante temporali o nevicate piuttosto che da smog, polveri fini e ultrafini e rischio di incidenti stradali dovuti al traffico veicolare. Così una piccola “deforestazione padana” vicino casa mia, invocata dai cittadini stessi, mostra già le sue conseguenze: spariti molti uccellini e aumentate le zanzare, aumento del rumore, meno ombra, e alle prime piogge ristagno di acqua con enormi pozzanghere
Bene quindi agire sulla mitigazione climatica e microclimatica urbana attraverso la biocompensazione; tempo fa, volando in mongolfiera su Parma, esperienza bellissima e spettacolare, in una calda giornata estiva, si avvertiva chiaramente la turbolenza sorvolando gli edifici, le ascensioni nelle assolate lande dei parcheggi di centri commerciali e delle zone industriali, ma anche il fresco e la stabilità sul Parco Ducale.
Ottimo dunque pensare globale e agire locale, ma importante anche agire globale, sulle foreste vicine ma anche su quelle lontane, tutelandole e salvaguardandole evitando prodotti che nascono la deforestazione come l’eccessivo consumo di carne o con olio di palma, ma anche con il controverso, ma importante, uso dei certificati dei servizi ambientali, in grado se ben usati di ottenere eccellenti risultati.
Non vi è dubbio che il futuro sarà assai diverso dall’attuale: la crisi economica non è solo dovuta alla speculazione ma anche all’impennata dei costi petroliferi, probabilmente dovuta all’imminente o in corso superamento del “peak oil” o “oil crunch”, il poco noto ma cruciale “picco di Hubbert”, ed anche dalle “esternalità” dei costi delle catastrofi naturali, accentuate dall’azione antropica. Un futuro diverso ma non necessariamente peggiore di quello di oggi, anzi il nostro futuro dipende da noi, da cosa decidiamo di fare ma anche da come prenderemo un mondo che sarà meno veloce di oggi e a minor intensità energetica anche per “cause di forza maggiore”: declino petrolifero, esaurimento delle risorse naturali, e cambiamenti climatici. Ma come dice Al Gore “Abbiamo tutto ciò che serve fuorchè la volontà politica, ma in America la volontà politica è una risorsa rinnovabile.” A chi pensa che sia “utopistico” basti dire che “200 anni fa gli schiavi che scappavano dalle piantagioni venivano riacciuffati e bastonati. Quella era la legge.” (Gherardo Colombo, sulle Regole); Non era forse utopistico, allora, dire di abolire la schiavitù? Eppure ci si è arrivati.. Oggi dobbiamo quindi uscire dalla schiavitù dei combustibili fossili, del consumismo (consumatore=colui che distrugge, sciupone, Zingarelli 1968) e della deforestazione; globale e locale (=cementificazione). E’ utopistico? Forse oggi si, ma un domani le cose possono cambiare. Dobbiamo svegliarci prima che siano i fatti a svegliarci: per un futuro diverso e migliore del presente come propone Nicholas Stern (Un piano per salvare il pianeta, Feltrinelli 2009) dobbiamo:
1. fare un uso più efficiente dell’energia
2. Fermare la deforestazione.
3. Far entrare in produzione rapidamente tutte le tecnologie di cui già disponiamo
4. Investire pesantemente sulle tecnologie destinate a diventare disponibili e medio e lungo termine.
E fermare la deforestazione, aggiungo io, significa tutelare le foreste tropicali ma anche il nostro suolo, attraverso la tutela del verde e soprattutto l’arresto della cementificazione e della perdita del suolo.
“Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce”

How it's made - solar panel
Partendo dal filmato rilanciato da Trashfood sulla filera degli hot dog ho trovato questo interessante filmato sulla costruzione dei pannelli solari:



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