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Clima e ambiente urbano

di Lombo1964 (30/10/2008 - 16:52)


In un interessante articolo comparso nel Volume 452 numero 7187 di Nature, la più prestigiosa e autorevole rivista scientifica internazionale, si parla di “Architetti per un futuro a bassa energia” e di come costruendo edifici a basso o zero fabbisogno di energia potremmo ottenere un enorme impatto sulla riduzione del consumo energetico nonché sulle emissioni di anidride carbonica. “le tecnologie ci sono, ma affinché esse possano realmente mitigare il cambiamento climatico, è necessario che esse diventino mercato di massa”, ha affermato Declan Butler, senior reporter di Nature, biologo con dottorato in biologia marina ed esperto in salute globale, scienza e sviluppo. Nello stesso articolo si sottolinea come, aggregando i dati dei vari consumi delle abitazioni, si arriva fino al 45% delle emissioni globali di anidride carbonica tanto che gli edifici divengono, singolarmente, il maggior contributo alle emissioni di gas serra in atmosfera nonché di consumi energetici in genere. Alcuni passaggi devono indubbiamente indurre a riflettere su come l’ubriacatura energetica del periodo del petrolio facile ed economico ha scoraggiato molte imprese  a costruire edifici intelligenti, perché “tanto, sarà l’inquilino a pagare le bollette”. Ma molte tecniche esistono già e se è vero, come dice Nature, che negli USA non ci sono reali incentivi economici a costruire “green building”, edifici verdi, ciò non è altrettanto vero in Italia dove, pur fra difficoltà e soprattutto burocrazia e senz’altro migliorabili, esistono svariate forme di incentivi e sconti fiscali e il conto energia sul fotovoltaico.


Prosegui la lettura scaricando qui l'articolo in PDF pubblicato su Eubios n.25 rivista di Anit
Vedi anche www.casakyoto.eu

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Frutta...di stagione

di Lombo1964 (24/10/2008 - 08:58)


Vista ieri in autogrill: al banco del bar, fra panini e briosh  trasudanti di grassi idrogenati, un piccolo cartellino con scritto: frutta di stagione: a fianco c'erano delle piccole vaschette, ovviamente di plastica usa-e-getta, con pezzetini di...ANANAS!
Naturalmente non sono riuscito a stare zitto, ho detto alla commessa "si, il clima cambia, l'autunno è straordinariamente mite, in Sardegna sono arrivate piogge quasi tropicali, qualche banana è maturata perfino a Bologna, ma ancora non vedo fuori Ananas..." la risposta: "eh, ma, sa... fino a ieri li c'erano uva e mele...".
Le crediamo? ma si, forse c'erano uva e mele. di produzione Cilena o Sudafricana magari...

Nella foto a fianco, ananas appena raccolti e in trasporto in Costa Rica, sotto frutta esotica nei container a Puerto Limon, CR






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Secchia Secco

di Lombo1964 (18/10/2008 - 10:13)


La siccità è il fenomeno meteorologico più subdolo e insidioso: non sai esattamente quando inizia, non sai esattamente quando e se finisce. Un’alluvione è diverso: si disastrosa, ma in genere vediamo che inizia a piovere a dirotto, ne abbiamo il segnale, il sentore e spesso anche la previsione. Vediamo il fiume ingrossarsi in fretta, quindi tracimare o comunque gonfiarsi minaccioso, per poi progressivamente ritirarsi e il tutto nell’ambito di pochi giorni.

La siccità inizia silenziosa, magari ci fa piacere dopo piogge abbondanti, come quelle dello scorso giugno, avere alcuni giorni secchi e di sole, magari alcuni temporali come la scorsa estate qua e là colpiscono violenti e pensiamo: con tutta questa pioggia non verranno a dirci che siamo in siccità!

 



 

E invece… eccoci punto e a capo. La situazione è chiara, il comunicato dell’Osservatorio, quello di ARPA Emilia Romagna, e i dati delle mie stazioni personali di Migliarina, dove dallo scorso agosto sono caduti soli 24.8 mm, e di Zocca dove il mio pluviometro ne ha raccolti soli 40.4 mostrano l'evidente deficit idrico di questo angolo di pianura Padana, mentre diversa è la situazione in altre zone del nord e dell'Italia centrale. Siamo nel "mese delle piogge" e la pioggia è solo effimera, a poco sono servite le scarse gocce delle ultime ore.

 



 

Così ieri, recandomi a Modena in bicicletta (soli 25 minuti, a volte in auto ne occorrono di più!) ho trovato con somma sorpresa il fiume Secchia letteralmente secco: a Ponte Alto non passa acqua, siamo allo zero idrometrico, e spuntano perfino le fondamenta dei piloni: assicuro che è veramente impressionante, per non dire inquietante,   vedendo infatti nelle vicinanze di un altro ponte, quello della Barchetta, un trattore arare in una nuvola di fumo mi è venuto in mente il fenomeno del dust bowl che colpì gli USA negli anni 1930, proprio in concomitanza della grande depressione.

 

 



 

Recita Wikipedia: “Il Dust Bowl (in inglese: catino di polvere) fu il risultato di una serie di tempeste di sabbia che colpirono gli Stati Uniti centrali e il Canada dal 1931 al 1939[1], causate da decenni di tecniche agricole inappropriate e dalla mancanza della rotazione delle colture. Il terreno fertile delle Grandi Pianure era esposto ad arature profonde che finivano per distruggere l'erba che ne assicurava l'idratazione. Durante la siccità, il suolo si seccò diventando polvere, e venne soffiato via verso est, principalmente in grandi nuvole nere. Talvolta queste nuvole di polvere oscuravano il cielo fino a Chicago, e gran parte della terra rimossa si perse completamente nell'Oceano Atlantico. Questo disastro ecologico causò un esodo da Texas, Arkansas, Oklahoma, e dalle grandi pianure circostanti, con oltre mezzo milione di americani che restarono senza casa.[2] Molti migrarono ad ovest in cerca di lavoro.”

E soprattutto: “È noto il fatto che ci fosse instabilità economica nell'agricoltura durante gli anni 1920, a causa della sovrapproduzione che fece seguito alla I guerra mondiale. Le forze di mercato nazionali e internazionali durante la guerra avevano fatto sì che gli agricoltori spingessero lo sfruttamento agricolo oltre i suoi limiti naturali. Terre sempre più marginali, che oggi verrebbero considerate inadatte alla coltivazione, vennero sfruttate per catturare i profitti derivanti dalla guerra”.

 


Eppure, c’è ancora chi continua a pensare “quanto costa” agire per arginare i cambiamenti climatici. Il vero costo non è agire, ma è non agire. E comunque, non credo sia importante il quanto costa: è necessario agire, e in fretta.  Il problema non è solo delle future generazioni, è già nostro, e soprattutto di chi l’ha causato: l’ideologia della crescita e del consumo a tutti i costi, ovvero il consumismo.

 

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UN FUTURO VERDE PUO’ SALVARE L’ECONOMIA MONDIALE

di Lombo1964 (15/10/2008 - 22:07)


Dopo che ieri sera, come potete leggere sotto, ho fatto la mia piccola parte, come al solito, di “missionario ambientale”, oggi sono preso dallo sconforto a  leggere notizie come questa

 

Il Consiglio europeo respinge il tentativo di alcuni paesi di bloccare la direttiva 20-20-20

In prima fila anche l'Italia che con Berlusconi ha chiesto una fase di "souplesse"

Clima, l'Europa vuole andare avanti

ma Roma e Varsavia minacciano veto

Bruxelles ribadisce la volontà di arrivare a un accordo entro dicembre su tagli alla CO2 e rinnovabili

Il premier italiano: "C'è la crisi finanziaria, non è il momento di fare i don Quichotte"

http://www.repubblica.it/2007/03/sezioni/ambiente/clima-vertice-ue/ue-conferma-obiettivi/ue-conferma-obiettivi.html

 

qui non è questione di fare i don Chichotte, ma è il momento che industria, commercio, trasporti e turismo si rendano conto che se non si fa niente i cambiamenti si ritorceranno contro gli stessi che li provocano! Basti vedere questo video: la forza delle acque se ne fa un baffo della tecnologia, della strada, del cemento, e di chi le ha progettate: i cambiamenti del futuro metteranno a rischio le infrastrutture, perché anche se noi le dimensioniamo per gli eventi peggiori, i cambiamenti climatici non lo sanno che noi le abbiamo dimensionate!

 

Ma, come dice il Libro Verde, le industrie devono anche saper cogliere le vere nuove opportunità per il futuro, che non è il solito BAU Business as usual, ma il “nuovo” di cui ho parlato appunto a San Polo d’Enza, di cui ringrazio il Comune per l’ospitalità e la sensibilità a queste tematiche, cruciali per il nostro futuro:

 

 

 “UN FUTURO VERDE PUO’ SALVARE L’ECONOMIA MONDIALE”

 

 

 

SAN POLO  -  Tanti cittadini hanno partecipato lunedì scorso all’incontro “L’energia migliore è quella risparmiata” e fra loro anche molti imprenditori edili, consapevoli che gli immobili più richiesti oggi sono quelli che permettono di risparmiare energia.  Ha iniziato  il sindaco di San Polo, Mirca Carletti, che  ha preannunciato la modifica del Rue (regolamento urbanistico) per incentivare la costruzione di immobili, sia pubblici che privati,  ad alto risparmio energetico e minor inquinamento. La serata è stata organizzata dal comune di San Polo in collaborazione con  due ditte locali   Fortlan, prodotti isolanti e termoacustici e  Project Group F.lli Monti, impianti fotovoltaici.  “Mi fa piacere essere qui, questa sera – ha detto Luca Lombroso, meteorologo famoso e “divulgatore di buone pratiche ambientali” come ama presentarsi.  “ Queste due ditte sono un esempio virtuoso di sviluppo economico perchè attente ai cambiamenti ”.

 

   “Siamo in viaggio sull’astronave terra con 6 miliardi di passeggeri e cosa ci aspetta nel futuro già lo stiamo vedendo: lo scioglimento dei ghiacci, l’erosione delle coste, la riduzione delle piogge, l’aumento della temperatura e dell’inquinamento. Se non interveniamo adesso il processo è catastrofico”. Nella sala consiliare, colma di gente, non si sente volare una mosca, tutti pendono dalle labbra di Lombroso, meteorologo dell’Osservatorio Geofisico dell’Università di Modena e Reggio. Rifiuta la bottiglietta dell’acqua che gli viene offerta:”Io bevo solo l’acqua che mi porto da casa e tengo nel mio zainetto; se tutti facessero come me, risparmieremmo 180 milioni di bottigliette di plastica.  Ho comprato una lavatrice che lava a freddo e mi si sono dimezzati i consumi. Le aziende devono cominciare a produrre gli elettrodomestici in funzione dell’ambiente”. “Io mi baso su dati scientifici e basta confrontare  due immagini del Polo Nord: rispetto al 9 ottobre 1980 oggi potete vedere due milioni di km quadrati di ghiacci in meno. Questo è il vero crollo delle nostre azioni perché la natura  è il nostro vero capitale. La deforestazione – secondo uno studio dell’Unione Europea – ci costa 5mila miliardi di dollari ed è la natura che serve all’economia. Per questo l’economia ha interesse ad essere compatibile con l’ambiente. Se la siccità distrugge l’agricoltura nei paesi del sud, i loro abitanti dovranno cercare altri paesi per poter sopravvivere”. 

 

Non tutto è perduto, c’è anche una notizia buona: “A “Green New Deal” can save the world’s economy” . Un futuro verde può salvare l’economia mondiale dicono le Nazioni Unite. Era sull’”Independent” di ieri  e dice che una politica di salvaguardia dell’ambiente può creare milioni di posto di lavoro – chiosa Lombroso. “Pensiamo all’eolico in Danimarca che ha creato il 5% del pil. Concludo riportando la frase di Begay: “La terra non ci è stata lasciata in eredità dai nostri padri ma ci è stata data in prestito dai nostri figli”.

 

Antonio Frascoli dell’Admit (Associazione distributori materiali isolanti e termoacustici) di Milano,  ha spiegato i vari tipi di coibentazione delle case per far risparmiare energia ed ha portato l’esempio concreto di un intervento di coibentazione di una casa di Reggio costruita nel 1975: oltre ad aver ottenuto il rimborso del 55% della spesa effettuata per i lavori, mentre prima consumava  4.477 litri di gasolio l’anno dopo l’intervento ne consuma solo 1.419 con un risparmio del 68%. In questo modo la spesa complessiva di 36mila euro viene ammortizzata in 5 anni. Quindi è un investimento e non una spesa perché dopo 5 anni il risparmio continuerà.  La riduzione di CO2 è di ben 8 tonnellate.  Infine è intervenuto  Paolo Ferri della Provincia di Reggio, responsabile del Progetto Ecoabita che  è una certificazione assegnata alle case, nuove o ristrutturate, per stabilire il corretto isolamento. Il collaudo avviene con una termocamera.”In un primo momento non è stato ben accolto dai costruttori – ha affermato Ferri – ma ora vengono a richiedercelo anche costruttori di comuni che non hanno aderito perche con questa certificazione le case si vendono meglio”.

 

 

 

Ufficio Stampa Comune San Polo d’Enza

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Il valore delle foreste: la deforestazione fa più danni di crisi mutui

di Lombo1964 (10/10/2008 - 11:38)

Fra le righe delle disastrose notizie economiche oggi nella cronaca in diretta di Repubblica si trova:

 

10:11       Studio Ue rivela: "Deforestazione fa più danni di crisi mutui"

 

L'economia globale paga conseguenze maggiori a causa della deforestazione che non a causa dell'attuale crisi bancaria. Secondo uno studio commissionato dall'Unione Europea, infatti, il costo annuale dei tagli delle foreste si aggira attorno ai 2-5mila miliardi di dollari. La stima viene calcolata sommando il valore dei vari "servizi" che le foreste assicurano all'ecosistema, come fornire acqua pulita e assorbire il biossido di carbonio.

 

Personalmente non ne avevo dubbi, il nostro vero capitale non è quanto abbiamo in banca ma sono le risorse naturali tutte, i minerali, i combustibili fossili, l’acqua e soprattutto le foreste.

Purtroppo su questo fronte  le cose potrebbero peggiorare: il grafico storico delle emissioni se da un lato mostra chiaro il calo di emissioni   da combustibili fossili dopo le crisi del passato, come quella del 1929, mostra anche che per opposto in quei momenti la deforestazione ha subito accelerazioni anche pesanti.

Una volta di più quindi ricordiamoci di cosa vuol dire consumo: da vocabolario Zingarelli, 1969, consumare significa “logorare coll’uso, distruggere, ridurre al niente…mandare al male, rovinare, sciupare, sprecare e il termine CONSUMATORE: che distrugge, sciupone, infine CONSUMO: atto di consumare,logorio, danno. Se i consumi calano quindi forse non tutto il male viene per nuocere.

Forse, insieme agli indici di borsa, non sarebbe male pubblicare quotidianamente gli indici di crollo di ghiacci polari, foreste tropicali, acque sotterranee, estrazione di minerali…il quadro è veramente drammatico e i numeri impressionanti:

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