Clima e ambiente urbano
In un interessante articolo comparso nel Volume 452 numero 7187 di Nature, la più prestigiosa e autorevole rivista scientifica internazionale, si parla di “Architetti per un futuro a bassa energia” e di come costruendo edifici a basso o zero fabbisogno di energia potremmo ottenere un enorme impatto sulla riduzione del consumo energetico nonché sulle emissioni di anidride carbonica. “le tecnologie ci sono, ma affinché esse possano realmente mitigare il cambiamento climatico, è necessario che esse diventino mercato di massa”, ha affermato Declan Butler, senior reporter di Nature, biologo con dottorato in biologia marina ed esperto in salute globale, scienza e sviluppo. Nello stesso articolo si sottolinea come, aggregando i dati dei vari consumi delle abitazioni, si arriva fino al 45% delle emissioni globali di anidride carbonica tanto che gli edifici divengono, singolarmente, il maggior contributo alle emissioni di gas serra in atmosfera nonché di consumi energetici in genere. Alcuni passaggi devono indubbiamente indurre a riflettere su come l’ubriacatura energetica del periodo del petrolio facile ed economico ha scoraggiato molte imprese a costruire edifici intelligenti, perché “tanto, sarà l’inquilino a pagare le bollette”. Ma molte tecniche esistono già e se è vero, come dice Nature, che negli USA non ci sono reali incentivi economici a costruire “green building”, edifici verdi, ciò non è altrettanto vero in Italia dove, pur fra difficoltà e soprattutto burocrazia e senz’altro migliorabili, esistono svariate forme di incentivi e sconti fiscali e il conto energia sul fotovoltaico.
Prosegui la lettura scaricando qui l'articolo in PDF pubblicato su Eubios n.25 rivista di Anit
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Frutta...di stagione

Vista ieri in autogrill: al banco del bar, fra panini e briosh trasudanti di grassi idrogenati, un piccolo cartellino con scritto: frutta di stagione: a fianco c'erano delle piccole vaschette, ovviamente di plastica usa-e-getta, con pezzetini di...ANANAS!
Naturalmente non sono riuscito a stare zitto, ho detto alla commessa "si, il clima cambia, l'autunno è straordinariamente mite, in Sardegna sono arrivate piogge quasi tropicali, qualche banana è maturata perfino a Bologna, ma ancora non vedo fuori Ananas..." la risposta: "eh, ma, sa... fino a ieri li c'erano uva e mele...".
Le crediamo? ma si, forse c'erano uva e mele. di produzione Cilena o Sudafricana magari...
Nella foto a fianco, ananas appena raccolti e in trasporto in Costa Rica, sotto frutta esotica nei container a Puerto Limon, CR

Secchia Secco
La siccità è il fenomeno meteorologico più subdolo e insidioso: non sai esattamente quando inizia, non sai esattamente quando e se finisce. Un’alluvione è diverso: si disastrosa, ma in genere vediamo che inizia a piovere a dirotto, ne abbiamo il segnale, il sentore e spesso anche la previsione. Vediamo il fiume ingrossarsi in fretta, quindi tracimare o comunque gonfiarsi minaccioso, per poi progressivamente ritirarsi e il tutto nell’ambito di pochi giorni.
La siccità inizia silenziosa, magari ci fa piacere dopo piogge abbondanti, come quelle dello scorso giugno, avere alcuni giorni secchi e di sole, magari alcuni temporali come la scorsa estate qua e là colpiscono violenti e pensiamo: con tutta questa pioggia non verranno a dirci che siamo in siccità!

E invece… eccoci punto e a capo. La situazione è chiara, il comunicato dell’Osservatorio, quello di ARPA Emilia Romagna, e i dati delle mie stazioni personali di Migliarina, dove dallo scorso agosto sono caduti soli

Così ieri, recandomi a Modena in bicicletta (soli 25 minuti, a volte in auto ne occorrono di più!) ho trovato con somma sorpresa il fiume Secchia letteralmente secco: a Ponte Alto non passa acqua, siamo allo zero idrometrico, e spuntano perfino le fondamenta dei piloni: assicuro che è veramente impressionante, per non dire inquietante, vedendo infatti nelle vicinanze di un altro ponte, quello della Barchetta, un trattore arare in una nuvola di fumo mi è venuto in mente il fenomeno del dust bowl che colpì gli USA negli anni 1930, proprio in concomitanza della grande depressione.

Recita Wikipedia: “Il Dust Bowl (in inglese: catino di polvere) fu il risultato di una serie di tempeste di sabbia che colpirono gli Stati Uniti centrali e il Canada dal 1931 al 1939[1], causate da decenni di tecniche agricole inappropriate e dalla mancanza della rotazione delle colture. Il terreno fertile delle Grandi Pianure era esposto ad arature profonde che finivano per distruggere l'erba che ne assicurava l'idratazione. Durante la siccità, il suolo si seccò diventando polvere, e venne soffiato via verso est, principalmente in grandi nuvole nere. Talvolta queste nuvole di polvere oscuravano il cielo fino a Chicago, e gran parte della terra rimossa si perse completamente nell'Oceano Atlantico. Questo disastro ecologico causò un esodo da Texas, Arkansas, Oklahoma, e dalle grandi pianure circostanti, con oltre mezzo milione di americani che restarono senza casa.[2] Molti migrarono ad ovest in cerca di lavoro.”
E soprattutto: “È noto il fatto che ci fosse instabilità economica nell'agricoltura durante gli anni 1920, a causa della sovrapproduzione che fece seguito alla I guerra mondiale. Le forze di mercato nazionali e internazionali durante la guerra avevano fatto sì che gli agricoltori spingessero lo sfruttamento agricolo oltre i suoi limiti naturali. Terre sempre più marginali, che oggi verrebbero considerate inadatte alla coltivazione, vennero sfruttate per catturare i profitti derivanti dalla guerra”.
Eppure, c’è ancora chi continua a pensare “quanto costa” agire per arginare i cambiamenti climatici. Il vero costo non è agire, ma è non agire. E comunque, non credo sia importante il quanto costa: è necessario agire, e in fretta. Il problema non è solo delle future generazioni, è già nostro, e soprattutto di chi l’ha causato: l’ideologia della crescita e del consumo a tutti i costi, ovvero il consumismo.






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