Costa Rica: Forza foreste!
Alcuni anni fa, visitando il Sequoia National Park in California, mi soffermai di fronte a un seme di sequoia a pensare a quanta materia organica e a quanto carbonio che altrimenti sarebbe in buona parte in atmosfera era immagazzinato in quelle enormi piante ultrasecolari.
Ma è solo entrando in una vera foresta tropicale che ci si rende conto della sua imponenza, della sua forza e della sua importanza. Nulla a che vedere con un parco: un parco è bello, è salutare, è tonificante in una caotica città e non a caso, nei passaggi forzati in una città o in una capitale nei miei viaggi cerco sempre un parco per una sosta tonificante. Ma un parco è pur sempre opera dell'uomo e anzi a volte un parco diventa una scusa per cementificare, vedi le aree verdi a fianco della TAV con alberelli strimizziti ognuno con un pezzo di plastica a sostegno, destinato a diventare rifiuto.
Nulla a che vedere coi boschi nostrani, pur belli, affascinanti e rinfrescanti ma ormai tutti toccati più o meno direttamente, nel presente o nel passato, dall’opera dell’uomo.
Men che meno un bosco coltivato: un bosco coltivato non tutela la biodiversità e implica largo uso di energia fossile per la sua gestione nonchè di sostanze chimiche per la sua gestione, e non sempre, come si legge qui, le certificazioni dei produttori sono garanzia di sostenibilità
La foresta tropicale mostra nella sua imponenza quanto riesce a dare all’uomo gratis con le sue piante, i suoi animali, i suoi fiumi, i suoi frutti e le sue radici e perfino con i suoi a volte schifosi insetti.
E la biodiversità: in un solo albero si trovano fino a 300 diverse specie viventi!
La perdita di biodiversità è una realtà: a Monteverde mi hanno parlato degli anfibi e del famoso rospo dorato o sapo dorado: fino al 1989 era talmente comune da essere un po’ la mascotte del parco, poi nel giro di brevissimo tempo è scomparso. Di chi è la colpa? Dei pesticidi delle banane? Del cambiamento climatico? Del buco dell’ozono? Di preciso non si sa ma quel che è certo è che gli anfibi, estremamente sensibili alla pressione ambientale, stanno facendoci un po’ da “canarino nella miniera” e viene spontaneo pensare che se sono a rischio loro, anche noi lo siamo.
La deforestazione, troppo spesso dimenticata, è responsabile, da sola, di circa il 17% delle emissioni serra. E non è tutto: il grafico dell’andamento storico di emissioni di CO2 provenienti dall’uso di combustibili fossili e dovuta al cambio di uso del suolo è eloquente: fino a inizio XX secolo la deforestazione era maggiore del contributo dei combustibili fossili.
Ecco perché è importante tutelare e salvaguardare foreste e biodiversità: le scimmie, gli iguana, e gli aironi sembrano lanciarci un segnale: “siamo i vostri canarini nella miniera: se siamo a rischio noi, anche voi umani lo siete!”
Ma tutelare le foreste e convivere con la società è possibile: non è ben chiaro, come ci dice
Avrei tanto da dire, e da raccontare al proposito, ma voglio lasciare alle immagini del video e alle fotografie http://costarica2008.lombroso.it/ (e a voi) il commento.
La differenziata anche per le scimmie
Sono gli umani che producono il rifiuto, in natura non esiste il termine “rifiuto” e quindi non avrebbe senso una raccolta differenziata fino alle porte delle scimmie… non fosse per gli umani.
E così, ecco un esempio virtuoso di come il Costa Rica adotta capillarmente la differenziata. Mi trovavo in una tranquilla e sperduta spiaggetta quando sento e vedo arrivare il camion della nettezza urbana, sembrava un tuffo nel nostro non troppo lontano passato: 4 robusti netturbini scendono, prendono i sacchi e li lanciano sul camion. Ma, sorpresa, poco dopo arriva anche un altro camioncino e svuota un cestino e quindi un altro ancora per i rifiuti differenziati: plastica e “desecho”. Un vero “porta a porta”, forse, ho pensato, qui fanno anche la raccolta differenziata per le scimmie.
Dalle banane alle scimmie il passo infatti è breve, ma in realtà non è così: lo stereotipo della scimmia che mangia le banane è una delle tante mistificazioni dei nostri tempi e luoghi (e non luoghi). Le scimmie urlatrici poi prediligono le foglie e le bacche che trovano direttamente sugli alberi, e per fortuna (per ora) non mangiano cibi imballati e inscatolati, ci pensate a una scimmia che, in un paese ricco di ananas come il Costa Rica, va a comprarsi una scatoletta di ananas sciroppato prodotto in Indonesia al supermercato, che richiede lunghi e inquinanti trasporti nonché produce rifiuti non riciclabili dall’incredibile e delicato equilibro forestale? Si, in effetti gli assurdi del nostro sistema portano a trovare ananas in scatola prodotto in indonesia in Costa Rica e pomodori dalla Spagna in piena estate nei supermercati Modenesi.
Ma, a ben pensarci, sono altri i motivi per cui le scimmie hanno la differenziata spinta e da noi stenta a decollare: proprio ieri notavo sotto casa dei nuovi contenitori: bene, mi son detto, ma mancava quello dell’umido. In un altro punto manca quello della plastica.
Per le scimmie no, differenziata spinta: e il motivo è semplice: le scimmie non pagano il CIP6 per gli inceneritori!




Ultimi commenti